Scuola, le lavoratrici delle mense: “A rischio noi ma anche il cibo dei vostri bimbi” / FOTO

Migliaia di lavoratori in appalto a rischio tra educatori, mense e servizi come lo scuolabus. La Cgil: “Basta appalti, internalizzare i servizi"

In piazza Santa Croce per chiedere di tornare al lavoro. Nel rispetto di diritti (in primis quello ad una "giusta retribuzione") che fino a qualche lustro fa sembravano sacrosanti e che poi sono stati smantellati dalle varie 'riforme' che si sono susseguite nel tempo, portando ad una giungla di contratti che ha fortemente penalizzato tantissimi lavoratori di praticamente ogni settore dell'economia.

Questa mattina in piazza Santa Croce, in un flash mob organizzato dalla Cgil, c'erano i lavoratori 'in appalto' del mondo della scuola: educatori, conducenti degli scuolabus, personale che si occupa degli alunni con disabilità, lavoratrici delle mense. Nell'area metropolitana fiorentina si tratta di circa 4mila occupati (nelle mense in gran parte donne).

Svolgono mansioni considerate 'essenziali' dal Comune (e dai comuni in generale, in tutta Italia), ma che invece di essere direttamente assunti dalle amministrazioni sono portati 'in dote' dalle cooperative che vincono i bandi per la gestione dei servizi (stessa cosa che riguarda la gestione delle biblioteche, con i bibliotecari precari fiorentini mobilitati da settimane).

“Sono tutti oggi in forte precarietà per la prossima conclusione degli ammortizzatori sociali legati all'emergenza coronavirus, precarietà ancor più pesante per il periodo di sospensione estiva della scuola, durante il quale non hanno retribuzione né alcuna copertura previdenziale. E non sanno come e quando rientreranno in servizio a settembre”, spiegano i sindacalisti della Cgil, chiedendo di re-internalizzare questi lavoratori mettendo un freno agli appalti (in sostanza facendoli tornare ad essere dipendenti comunale, di Palazzo Vecchio nel caso fiorentino, e non delle cooperative).

Particolarmente preoccupati le lavoratrici delle mense scolastiche, in piazza con piatti di plastica a formare la scritta 'no alle monoporzioni'. “Ancora non sappiamo come la scuola riprenderà a settembre.

Si parla di 'eliminare' le mense e fare mangiare i bambini nelle aule in monoporzioni confezionate nella plastica. Una modalità che metterebbe a rischio il lavoro di tantissime di noi”, spiega Lucia, 61enne e da 20 impiegata nel settore mense.

“Ha riaperto tutto. Con protezioni adeguate, mascherine, guanti e tutto ciò che servirà, le mense devono poter lavorare regolarmente. Con le monoporzioni in plastica aumenterebbe a dismisura il danno ambientale, sarà a rischio il nostro lavoro ma anche la qualità del cibo dei bambini”, proseguono le lavoratrici delle mense scese in piazza.

“Siamo assunte con un 'contratto part-time ciclico verticale', così che c'è anche chi lavorando solo un'ora o due al giorno risulta regolarmente impiegata, guadagnando una miseria”, prosegue la donna.

“Da marzo siamo 'sotto il Fis' (Fondo di integrazione salariale, ndr), abbiamo preso sì e no metà stipendio. Se a settembre non ricominciamo a lavorare come andiamo avanti?” chiede la collega Alfia, anche lei 60enne.

Su come le scuole ripartiranno a settembre, insomma, tutto tranne che certezze. Per gli alunni, per le famiglie, per i lavoratori dei servizi essenziali.

E per gli insegnanti, che giovedì 25 giugno tornano in piazza a Firenze con una manifestazione indetta dal comitato 'Priorità alla scuola'.

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