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Martedì, 21 Maggio 2024
La polemica

Scudo verde, i fiorentini divisi: "Inutile, una sciocchezza", "Giusto, diminuisce l'inquinamento" / VIDEO

Se arriva il via libera dal ministero, il prossimo mese partirà il provvedimento che limiterà l'accesso ai mezzi inquinanti. Ma in città non tutti sono favorevoli

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Trentotto chilometri quadrati. Una superficie che corrisponde a più di un terzo di quella comunale, il 37 per cento, e più di tre quinti del centro abitato, ovvero il 66 per cento. Questi i numeri dello “Scudo verde”, ribattezzato da molti anche come una gigantesca Ztl, ovvero il provvedimento che, a meno di modifiche e in attesa del via libera del Ministero, dovrebbe entrare in vigore dal prossimo 2 maggio e che coinvolgerà numerosi comuni limitrofi e interesserà le persone che vogliono muoversi a Firenze in auto. Un provvedimento che sembra non andare molto a genio a tanti fiorentini come abbiamo potuto riscontrare girando per la città.

Perché è nato lo Scudo verde

Dello “Scudo verde” se ne parla da anni, dalla fine del primo mandato del sindaco Dario Nardella. Era il 2019. Fu pensato sia per ridurre emissioni nocive come polveri sottili, particolato o biossido di azoto dovuto in prevalenza al traffico veicolare che stavano interessando la città, sia per incentivare l'utilizzo dei trasporti pubblici da parte di chi veniva in città. 

Andamento medie annuali PM2.5 e PM10 nel trienno 2018-2020. Fonte Arpat

Una soluzione pensata sia per l'ambiente che, soprattutto, per la salute umana visto che gli eccessi di biossido di azoto causano malattie tra cui irritazioni agli occhi, bronchiti croniche, asma, enfisema polmonare fino ai decessi mentre particolato e polveri sottili, tra le altre, danno problemi respiratori ed effetti sul sistema cardiovascolare. 

Medie annuali NO2, biossido di azoto nel trienno 2018-2020. Fonte Arpat

Secondo Mal'aria 2024, ultimo rapporto di Legambiente sulla qualità dell'aria, Firenze è tra le realtà con i livelli più alti proprio per il biossido di azoto - pari a 29 microgrammi per metro cubo - l'unico inquinante in calo negli ultimi cinque anni. Un dato che, stando ai parametri pensati dall'Europa entro il 2030, renderebbe Firenze fuorilegge. 

Report Malaria 2024, schede di sintesi regionali. Elaborazione Legambiente su dati Arpa

Come funziona e le auto interessate

La prima idea di scudo verde prevedeva 120 varchi elettronici che sono stati poi ridotti. Dopo vari accorgimenti e dibattiti, a fine novembre scorso il comune ha comunicato di aver terminato l'installazione di 78 telecamere accese 24 ore su 24 che prevederanno il riconoscimento delle targhe e di risalire di conseguenza ad età e tipologia del mezzo.

Fino a fine anno avverrà una fase di monitoraggio – senza multe – in cui si cercherà di capire la provenienza dei veicoli coi divieti di circolazione che riguarderanno moto, scooter, auto e mezzi merci a benzina euro 0 e 1 oltre a diesel da euro 0 a euro 2.

Poi dal prossimo anno, il divieto – con possibili multe – scatterà per scooter, moto, e auto a benzina euro 2 e diesel euro 3 mentre dal 2026 il divieto sarà esteso a camion, scooter, moto e auto a benzina euro 3 e diesel euro 4.

Non ci sarà pedaggio, i varchi saranno segnalati da cartellonistica lasciando vie di fuga laterali e al contempo sono stati lasciate fuori le vie di accesso per Careggi, i principali assi collegamento e le grandi aree produttive. Allo studio anche un numero di accessi limitato per le auto che, per esigenze eccezionali, dovranno entrare nelle zone delimitate nonostante i divieti progressivi. 

scudo verde-2-2

Scudo verde: contrari

“Contrario perché troppo limitativo” ci dice Franco, che ha una casa in centro ma abita da qualche anno a Grassina, quindi direttamente colpito dal provvedimento. “Non è una cosa valida e necessaria, sono altri i problemi” osserva Alessio, commerciante in San Frediano come Daniele che aggiunge “Noi commercianti siamo penalizzati”.

Girando per le strade della città, sono in molti i fiorentini contrari al provvedimento. “Io sono contrario perché obbliga le persone a cambiare la macchina – spiega Dario Vinattieri, fiorentino da generazioni - anche chi non può. Ci sarebbero tante cose da fare prima dello scudo verde”.

Fa eco a Vinattieri, Francesco Otranto commerciante che abita a Gavinana ma fa il commerciante in Oltrarno. “Penso che sia una sciocchezza – sottolinea - in quanto non tutti si possono permettere di comprarsi una macchina o adeguarla, ci sono tanti lavoratori che hanno una macchina di venti o trenta anni fa, vengono da fuori e quindi si toglie la possibilità di venire in macchina a tantissime persone. Già la Ztl in centro è molto restrittiva, mettere un altra restrizione del genere mi sembra insensato. Anche perché i mezzi pubblici non funzionano bene: i treni ad esempio sono spesso in ritardo o soppressi”.

Contrario anche Edoardo, da poco ambulante. “Assolutamente contrario – sentenzia - Ho un furgone che ha 26 anni tenuto benissimo e sicuramente non posso più passare se non con autorizzazioni speciali. Non sono il mio o altri mezzi che inquinano ma altre cose”

Confronto tra i valori limiti normativi attuali, i limiti previsti al 2030 e i valori suggeriti dall'Oms previsti come vincolanti in Europa nel 2035

Scudo verde: favorevoli

Non mancano i fiorentini che si dichiarano favorevoli al provvedimento. Soprattutto per un fatto di inquinamento. “Sono favorevole. Le polveri sottili erano troppo alte – ci dice Edoardo Castorini, commerciante - È giusto abbassare un po' l'inquinamento”. Favorevole senza sé e senza ma, Negar Azhar Azari, che abita a San Felice a Ema, a due passi dallo scudo verde. “Per forza favorevole anche se creerà dei cambiamenti – ammette - Se pensiamo al proprio piccolo microcosmo allora si vedono solo i problemi. Ma se pensiamo al bene comune, credo sia un bene per tutta Firenze”.

Ci sono anche dei favorevoli con riserva. “Se le macchine circolano un po' meno non è un male – osserva Andrea Andreini, edicolante – anche se capisco che sia un problema per tante persone che si ritroveranno a cambiare la macchina. Forse ci vorrebbero più incentivi”. “Sono favorevole – dice Jonis – perché se applicato bene può avere un senso. L'unico neo è che siamo in Italia e, come in tutte le cose nate con buoni presupposti, possono insorgere problemi”

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