Pasqua senza scoppio del carro: è la prima volta dal dopoguerra

Il coronavirus influenza anche le tradizioni fiorentine: l'ultimo stop nel 1944

E' la tradizione popolare più antica di Firenze. Il Brindellone pronto a dare spettacolo nella piazza più bella; la colombina e il suo andirivieni con vista dentro la cattedrale più bella del mondo. Migliaia di turisti ogni anno ammassati alle transenne per assistere al suo viaggio e allo spettacolo pirotecnico dei casi più fortunati. Niente di tutto ciò ci sarà quest'anno in piazza del Duomo.

Per la prima volta dal 1944 Firenze si alza a Pasqua senza il suo scoppio del carro. Un fatto ulteriore che conferma come questo virus venga vissuto come una guerra. La colombina non volò per quattro anni durante il secondo conflitto mondiale: dal '41 al '44. La tradizione fiorentina, dunque, si ferma e cambia volto 75 anni dopo.

IL VIDEO DELL'ULTIMO SCOPPIO DEL CARRO PRIMA DELLA GUERRA (1940).

Nessuno spettacolo e nessun presagio per il raccolto, dunque. Troppe incognite quelle che pone l'emergenza coronavirus sul futuro, di Firenze e di tutto il mondo.

Lo scoppio del carro è una tradizione che trae origini addirittura dalla Prima Crociata. La storia racconta che a salire per primo sulle mura di Gerusalemme espugnata fu il fiorentino Pazzino de' Pazzi, che nel 1101 rientrò vittorioso a Firenze con le tre scaglie del Sepolcro di Cristo che gli furono consegnate nell'occasione.

I crociati consegnarono a Firenze il fuoco benedetto come simbolo di purificazione. Alla vigilia della Pasqua è divenuta usanza recarsi nella cattedrale dove, al fuoco benedetto che ardeva, accendevano una piccola torcia per andare in processione per la città a portare la "fiamma purificatrice" in ogni focolare domestico. Il fuoco santo veniva acceso proprio con le scintille sprigionate dallo sfregamento delle tre schegge di pietra del Santo Sepolcro.

Il vero e proprio scoppio del carro arrivò alla fine del 1300, con il volo della colombina con quattro razzi che le permettono di "volare" lungo un filo di 150 metri che la portano dall'altare maggiore al Brindellone e ritorno. La forma attuale del "carro" risale invece al 1600.

Per tutto l'anno il Brindellone resta in un apposito deposito di via il Prato e il giorno di Pasqua arriva al Duomo trascinato da quattro buoi, ripuliti e agghindati per la festa.

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Per quasi l'intera tradizione lo scoppio del carro avveniva il sabato santo durante la veglia pasquale delle 12. Con la riforma liturgica della settimana santa negli anni '50 era stato spostato alla domenica mattina. Nel dopoguerra la colombina si è inceppata (simboleggiando cattivo presagio per il raccolto) soltanto nel 1966 (anno dell'alluvione) e nel 2018, quando arrivò al carro ma non fece ritorno all'altare maggiore.

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