Cronaca

Il 6 settembre la Cgil in piazza, è l'ora dello sciopero generale

Il sindacato contro la manovra del Governo va in piazza: 8 ore di sciopero in cui bus, aerei, treni e traghetti rimarranno a motori spenti. Il Pd sulla protesta si spezza, Renzi non ci sarà.

La Cgil e lo sciopero generale: il 6 settembre un nuovo capitolo. Di mezzo c’è la manovra, e non poteva essere altrimenti. Otto ore di buco, per il mondo del lavoro, per la società italiana: trasporti, industria, servizi, fasce di garanzia e le manifestazioni, tante, in molte se in un tutte le grandi piazze italiane. Anche a Firenze la giornata di martedì sarà scandita dal ritmo imposto dalla scelta di chi incrocerà le braccia, ma dalla manifestazione di piazza che il sindacato ha organizzato per le vie del capoluogo toscano. Da piazza Cavalleggeri (quella della Biblioteca Nazionale) il corteo muoverà alla volta (ore 9) di piazza Santa Maria Novella, dove prenderà la parola il segretario regionale della Cgil, Alessio Gramolati.

Disagi ci saranno è certo ai servizi, ai trasporti, ai fruitori della pubblica amministrazione. Il sindacato ne è ben consapevole, ma non fa un passo indietro: i temi portati alla ribalta dalla manovra proposta dal Governo, tutt’oggi in discussione, sono stati rigettati e bollati come inaccettabili, ingiusti, iniqui ed inefficaci per affrontare tempi di crisi. Per il Segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, il giudizio è inappellabile e man, mano passano le ore si rafforzano le ragioni dello sciopero: “il carattere ingiusto, iniquo e depressivo delle manovre del governo (siamo ormai alla terza, ma è plausibile che se ne prepari una quarta) è confermato e rafforzato da norme che, come sulle pensioni, appaiano un vero e proprio golpe. Direi che si può dire che è una manovra 'classista' al contrario”.

DISAGI – Aerei, treni, bus e traghetti rimarranno a motori spenti per otto ore. Piloti, assistenti di volo e personale di terra degli aeroporti scioperano dalle 10 alle 18. Dalle 9 alle 17, stop nel trasporto ferroviario. Gli autobus ed i treni si fermeranno secondo le modalità stabilite localmente e nel rispetto delle fasce di garanzia. A Firenze è stato stabilito che i ferrotranvieri incroceranno le braccia dalle 16 a fine turno.

REAZIONI POLITICHE – Se la Cgil non arretra di un passo, i dubbi questa volta arrivano dal Pd e questo pesa. Le perplessità iniziali del partito, con il passare dei giorni sono diventate delle vere e proprie lacerazioni interne. Bersani, di fronte a certi mal di pancia pubblici, ha fatto quadrato: “Il Partito democratico sarà presente ovunque si criticherà questa manovra. Leggo anche in casa mia una discussione che non capisco. Tutti protestano per questa manovra, non ho sentito nessuno che sia d’accordo. C’è chi sceglie lo sciopero, chi fa assemblea, chi una raccolta di firme. Io dico: ognuno scelga in autonomia la forma che vuole, il Pd sarà presente in tutti i luoghi, sciopero o quant’altro, organizzati da chi vuol chiedere più equità e crescita nella manovra, correggendola”. Il Pd, quindi ufficialmente ci sarà.

Non ci sarà tuttavia la generazione dei quarantenni del partito, le citate fila giovani dei democratici, Matteo Renzi in testa. Questione di responsabilità dicono, prova di maturità in un momento in cui, sostengono, fermare il paese aggreverebbe la situazione economica già in ginocchioni. “E' sbagliato per il Pd, come partito, aderire allo sciopero indetto dalla Cgil” ha affermato in questi giorni il sindaco di Firenze. “Penso che i sindacati – ha continuato Renzi – possano fare gli scioperi ma anche che i politici non debbano giudicare il sindacato ma fare la propria parte. Non capisco chi corre ad aderire allo sciopero di un sindacato: il partito politico non deve aderire ma fare delle proposte. Il compito del politico non è quello di stare nelle piazze ma quello di dire quali idee concrete si hanno per il Paese”. Per Renzi l’ennesimo strappo con il sindacato, ed un passato prossimo fitto di attriti, malumori e contestazioni pesanti. Una malattia conclamata, difficile che in futuro qualcuno troverà la medicina. Ma tant’è, la linea intrapresa dal "rottamatore" più famoso d’Italia è chiara: il sindacato va svecchiato. Per il primo cittadino fiorentino rappresenta un’istituzione che da anni ha perso le ruote del gruppo. C’è però chi la pensa in maniera diversa, e ormai non è più una novità. Il presidente della Regione Enrico Rossi, che da giorni sta attaccando in tutte le sedi e forme l’attuale manovra, si è schierato con il sindacato. E lo ha fatto citando le parole di Don Milani: “Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto”.

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