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Sciopero fiscale, Confcommercio replica alla Cgil: "Diritto sancito da Costituzione, stupisce lo metta in discussione un sindacato"

Duro il presidente Marinoni: "Lo Stato ci rispetti, non siamo mucche da mungere e il Patto non lo abbiamo rotto noi"

“L’atto costitutivo della convivenza civile in Italia è la Costituzione della Repubblica, che agli articoli 39 e 40 sancisce la libertà sindacale e di sciopero, come ben sa anche la Filcams CGIL di Firenze, quindi l’esercizio di detto diritto rientra nel patto di convivenza civile come diritto di libertà”.

Il direttore della Confcommercio Toscana Franco Marinoni risponde così alle dichiarazioni del segretario provinciale della Filcams CGIL di Firenze Massimiliano Bianchi, secondo cui, con lo sciopero fiscale annunciato da Confcommercio Toscana a seguito dei Dpcm governativi sulle attività commerciali, sarebbe "saltata la vicile convivenza". 

“Lo sciopero fiscale è una manifestazione di dissenso e protesta legittima, quanto lo sono tutti gli scioperi indetti dalle associazioni sindacali dei lavoratori. E stupisce che a metterlo in discussione sia un’organizzazione sindacale importante come la Filcams CGIL”, prosegue il direttore di Confcommercio Toscana.

Confcommercio Toscana, rivolta fiscale: "Non paghiamo più le tasse"

Il patto di cui parla il segretario Bianchi non lo abbiamo di certo rotto noi, tanto più che le imprese che rappresentiamo non sono emanazioni dell’alta finanza internazionale, che travolge tutto e tutti sulla base dei numeri e delle convenienze del momento, ma sono organizzazioni che mettono al centro le persone: gli imprenditori e le loro famiglie, i collaboratori, i clienti. Non solo: mettono al centro il territorio, radicandosi in un luogo e concentrando lì energie e investimenti, creando ricchezza, occupazione e benessere”.

“È per tutelare questo sistema che abbiamo scelto la strada dello sciopero fiscale, l’unica che ci rimaneva per dimostrare l’importanza strategica delle imprese che rappresentiamo, che hanno diritto ad essere rispettate e tutelate dallo Stato, non considerate solo mucche da mungere” conclude Marinoni.

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