Santa Maria Novella: tornano a suonare le campane della basilica

Finalmente sarà possibile sentirne di nuovo il suono

Dopo tre anni di lavori torneranno a suonare le campane della Basilica di Santa Maria Novella. Succederà sabato pomeriggio, in occasione della festa dell'Immacolata, dopo che nel 2016 l'Opera per Santa Maria Novella ha intrapreso i lavori di restauro del campanile trecentesco. Campanile legato all’iniziativa del domenicano Simone Saltarelli, arcivescovo di Pisa, che intorno al 1330 lasciò disposizioni e risorse economiche per innalzare la torre ed il grande dormitorio occidentale del convento. In realtà il Saltarelli finanziò il restauro ed il completamento di un campanile, già documentato nel 1305, sicuramente in uso per la precedente chiesa (consacrata nel 1094), utilizzato ancor prima quale “torre di avvistamento per incendi”.

La torre, con i suoi otto livelli fuori terra (64,57 metri di altezza pari a circa 110 braccia fiorentine) presenta caratteri neoromanici, ispirati alla torre tardo-duecentesca di Ognissanti. Con regolari specchiature quadrate in filaretto di pietra forte, bordate da archetti pensili a tutto sesto e lesene, propone lungo i quattro livelli il progressivo e classico ampliamento delle finestre, da monofora a trifora. Un più pronunciato carattere “gotico” doveva esserle attribuito dalla cuspide arricchita con la sequenza di foglie ondeggianti (gattoni o smerli), che correvano lungo i suoi spigoli, rimosse durante il restauro del 1778.

Nello stesso periodo furono nascosti i bacini in cotto invetriato, incastonati nelle pareti delle quattro specchiature della cuspide in muratura di mattoni a facciavista, bacini disposti secondo schemi a croce greca e su due ordini in altezza, oggi riportati alla luce.
I quattro timpani alla base della cuspide, col tema della croce potenziata, dialogano con le testate del sottostante transetto, un tempo presenti anche sul fronte settentrionale, oltre che con l’ottagonale campanile della Badia.

Gli oculi, le finestre circolari al centro dei timpani, furono tamponati durante i lavori settecenteschi e nello stesso periodo furono rimosse le statue presenti al loro interno rappresentanti il tetramorfo: un’aquila per Giovanni, un angelo per Matteo, un leone alato per Marco ed un toro alato per Luca.

Le campane

Fino al 1845 erano quattro:
- Maria Domenica Caterina, la grossa, dalla voce potente (libbre 3140 – 1.066,15Kg),
- Maria Nunziata Pietra Tommasa (libbre 2320 - 787,64Kg),
- Maria Assunta Vincenza Antonina (libbre 1564 - 530,97Kg),
- Maria Giovanna Caterina (libbre 1150 - 390,42Kg).

Realizzate tutte e quattro dal fonditore fiorentino Alessandro Tognozzi, nipote di Domenico Moreni, furono inaugurate il 16 giugno 1764. Al Tognozzi-Moreni i frati avevano dato il bronzo delle vecchie campane. Tra di esse, la seconda, portava la data di nascita: 1303 ed il fonditore era stato Puccio fiorentino, non meglio conosciuto. La terza campana, dello stesso artista, portava la data 1310. Al bronzo vecchio i frati dovettero aggiungere altre 5227 libbre. Tra bronzo aggiunto e spese di lavoro, furono pagati 1077 scudi, 4 lire e 11 denari, somma ingente a quel tempo. 

Nel 1845, per migliorare il suono complessivo e renderlo così più armonioso, fra Rosario Magnelli fece realizzare la quinta campana di circa 800 libbre, dedicata al Beato Giovanni da Salerno, fondatore del Convento di S. Maria Novella, primo insediamento domenicano a Firenze. Quest’ultimo intervento, tutto sommato, assecondava anche i nervi già scossi del melanconico Giacomo Leopardi il quale, trovandosi ad alloggiare in una strada prossima a Santa Maria Novella, annoiato e urtato dal brutto suono di quelle campane (era forse l’anno 1830), decise di cercare un altro albergo lontano dalla chiesa domenicana.

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