Sandro di Mariano Filipepi, detto Botticelli: anatomia di un genio

Il 17 maggio del 1510 moriva solo e in povertà uno dei più grandi artisti del Rinascimento. Nell'anniversario della sua scomparsa ricordiamo Botticelli, la stella più luminosa del firmamento artistico fiorentino

Presunto autoritratto di Botticelli (L'adorazione dei Magi, dettaglio) | Wikipedia

“Alessandro, chiamato all’uso nostro Sandro, e detto di Botticello”. Con queste parole Giorgio Vasari introduce nelle sue “Vite” la biografia di uno dei più grandi pittori del mondo.

Sandro di Mariano Filipepi nacque a Firenze nel 1445. Si dice sia stato suo fratello il primo ad avere il celebre soprannome di Botticelli, un nomignolo poi esteso a tutti gli altri membri della famiglia Filipepi, in quanto "grasso come una botticella", sebbene molti commentatori ritengano che il soprannome di Sandro derivi piuttosto dalla sua abilità di orafo (ovvero "battigello" o "batticello", in lingua moderna "battiloro"). 

Sempre secondo Vasari, il giovane Sandro venne infatti introdotto nella bottega di un orefice amico del padre, chiamato appunto il Botticello. Fu proprio grazie a questo mentore che egli scoprì il suo amore e talento per la pittura.

Artista laurenziano per antonomasia, l'opera di Botticelli si sviluppa nella cultura neoplatonica della Firenze dei Medici. Tra i massimi esponenti del Rinascimento Italiano, Botticelli è stato un artista prolifico e innovativo, tanto che le sue opere restano, ancora oggi, il simbolo incontrastato della cultura laurenziana.

La Primavera, capolavoro fiorentino

Forse il dipinto più famoso della Galleria degli Uffizi, certo uno dei capolavori del grande artista fiorentino. Realizzata intorno al 1480, La Primavera è un’opera che da sempre appassiona gli storici dell’arte, ancora incerti sulla datazione e sul significato da attribuire a questa straordinaria scena.

Secondo alcuni il quadro sarebbe stato realizzato -insieme a Pallade e il Centauro- in occasione del matrimonio tra Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, cugino de Il Magnifico, e la ricchissima Semiramide Appiani, figlia di Iacopo III, signore di Piombino. Una delle tre Grazie, precisamente quella al centro, avrebbe infatti le fattezze della stessa Semiramide.

In realtà pare che si trattasse di una committenza di ripiego: sembra che inizialmente il quadro fosse destinato alla celebrazione delle nozze di Giuliano de' medici, fratello del Magnifico, che aveva segretamente sposato Fioretta Gorini, generando persino un figlio, il futuro Papa Clemente VII, che sarebbe nato di lì a poco. Giuliano però morì prematuramente nella Congiura dei Pazzi nel 1478, l'attentato ordito dall'omonima famiglia di banchieri fiorentini ai danni di suo fratello Lorenzo, e si decise di riutilizzare l'opera per le nozze del cugino. 

Il quadro venne inizialmente collocato nella dimora cittadina di Lorenzo, andando a ornarne l’anticamera nuziale, per poi essere trasferita nella villa Medicea di Castello, splendido contenitore alle porte di Firenze della stessa Venere di Botticelli

La Venere, il trionfo della bellezza

Realizzata tra il 1482 e il 1485, il celebre quadro è oggi conservato al museo degli Uffizi. Sempre secondo il Vasari, la tela venne originariamente dipinta per adornare le pareti della Villa medicea di Castello dove a lungo rimase, per poi essere trasferita nel museo soltanto nel 1815. 

Ispirato sicuramente al componimento “Stanze per la giostra” di Poliziano, all’interno del quale il poeta celebra la vittoria di Giuliano de' Medici in un torneo del 1475, anche Botticelli, sempre secondo il gusto dell’epoca, riprende la figura di Venere, offrendole un ruolo assolutamente centrale. 

Il soggetto ritratto recupera il mito greco di Afrodite, dea dell’amore e della bellezza nata dalla spuma del mare fecondata dal seme di Urano, il più antico delle divinità elleniche, detronizzato ed evirato dal figlio Crono. Giunta sulla riva trasportata da un’enorme conchiglia, la divinità viene accolta da una personificazione delle stagioni (la Primavera), che vediamo intenta a porgerle un mantello. 

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Nonostante gli straordinari capolavori prodotti in vita, Botticelli morì nel 1510 solo e in povertà: le sue straordinarie opere vennero completamente dimenticate per più di tre secoli, per poi essere riscoperte soltanto nell’Ottocento. Un'eredità artistica straordinaria, ancora oggi uno dei simboli di Firenze nel mondo.

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