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San Gimignano: uccide compagno di cella dopo un litigio

Omicidio in carcere: la denuncia del sindacato Sappe

Omicidio tra le sbarre nel carcere di San Gimignano. Un detenuto rumeno ha ucciso un connazionale di 56 anni al termine di un violento litigio. L'uomo che ha perso la vita era un ergastolano in carcere per omicidio. I due erano in cella da soli. Lo denuncia in una nota il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, Sappe. "Il fatto che il detenuto omicida fosse seguito dal un gruppo di osservazione multidisciplinare per i casi psichiatrici e di autolesionismo la dice lunga. Questi sono soggetti che non possono stare in un carcere normale ed è stato sbagliato chiudere gli Opg: bisognava riformali, indubbiamente, ma non chiuderli", commenta Donato Capece, segretario generale del Sappe.

"Il problema è anche un altro - aggiunge - il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso. I vertici dell'Amministrazione Penitenziaria e del ministero della Giustizia hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali. E al Corpo di Polizia Penitenziaria servono almeno ottomila nuove unità per fronteggiare la costante emergenza carceri, che vede oggi in Italia il nuovo numero record di oltre 57mila 300 detenuti, con celle sovraffollate e tensione 'a mille' (come dimostra il grave fatto accaduto a San Gimignano) a tutto discapito del lavoro dei poliziotti penitenziari".

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