Rossella, la ragazza fiorentina uccisa dalla 'ndrangheta: ora un giardino porta il suo nome

Fu rapita, violentata, fatta a pezzi e gettata in una tonnara

Ieri mattina a Rossella Casini, studentessa fiorentina vittima della 'ndrangheta, è stato intitolato il giardino di lungarno Colombo.

Rossella viveva a Firenze con i genitori vicino a piazza Beccaria, in Borgo la Croce. Si era innamorata di Francesco Frisina, uno giovane calabrese che era venuto nella nostra città per studiare economia e che apparteneva a una famiglia mafiosa.

Il 4 luglio '79 il padre di Francesco, Domenico Frisina, fu ucciso in un agguato di mafia. Il 9 dicembre successivo anche Francesco fu ferito.

Rossella si precipitò a Palmi, riuscì a far trasferire il fidanzato alla neurochirurgia di Careggi e durante la convalescenza lo convinse a rompere la legge dell' omertà e a svelare le trame della faida che insanguinava la sua famiglia.

Raccontò tutto al pm di Firenze Francesco Fleury, che trasmise gli atti alla procura di Palmi. Con questo gesto coraggioso la giovane firmò la sua condanna a morte.

Il 22 febbraio 1981, pochi giorni prima dell' apertura del processo sulla faida fra le famiglie Gallico-Frisina e Parrello-Condello, scomparve nel nulla.

Tredici anni più tardi un pentito dichiarò che era stata sequestrata e uccisa su mandato dalla cognata. Il processo ai suoi carnefici si concluse nel 2006 con l'assoluzione di tutti gli imputati.

La cerimonia con cui il Comune le ha intitolato il giardino sul Lungarno Colombo, si è svolta alla presenza della vicesindaca e assessora alla toponomastica Cristina Giachi e del presidente del consiglio regionale Eugenio Giani.

Presenti anche il presidente del consiglio comunale Luca Milani, la vicepresidente Maria Federica Giuliani, il presidente del Quartiere 2 Michele Pierguidi e don Andrea Bigalli, referente per la Toscana di Libera.

“Abbiamo intitolato un  bellissimo giardino a Rossella Casini, vittima della 'ndrangheta e medaglia d'oro al valore civile – ha sottolineato la vicesindaca Giachi – perché sia un segno, per tante ragazze e ragazzi, che la mafia si sconfigge nella propria cultura, nel proprio mondo, nei propri affetti. A quell'epoca, probabilmente, Rossella non aveva una cultura dell'antimafia ma possedeva un chiaro esempio della distinzione tra ciò che era bene e ciò che era male. Per questo cercò di salvare in ogni modo colui che amava dalla logica familista e mafiosa. Il suo fu anche un omicidio di genere perché furono donne a decretarne la fine”.

“Quello di Rossella – ha concluso – rimane un segno per tutto noi dell'operare feriale, nella vita di tutti i giorni, del senso della giustizia e dell'onestà”.

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