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Edilizia, riparte la 'guerra dei cantieri': rischio blocco ristrutturazioni in centro

Italia Nostra ricorre al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar 'favorevole' a Comune e costruttori

Nei giorni del dibattito su #RinasceFirenze e delle polemiche scatenate dal servizio di Report sulla presunta 'svendita del patrimonio immobiliare' fiorentino, si riaccende anche la 'guerra dei cantieri' tra Italia Nostra da una parte e il Comune di Firenze, la Regione Toscana, le professioni tecniche e i costruttori dall'altra.

Il motivo del contendere è sempre il medesimo: la cosiddetta 'variante Bettarini' al regolamento urbanistico cittadino, dal nome dell'allora assessore all'urbanistica che la concepì e fece approvare in consiglio comunale nell'ottobre 2018.

Italia Nostra ha presentato ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar della Toscana che, nel dicembre scorso, ha di fatto ammesso nuovamente gli interventi di frazionamento degli appartamenti, cambio di destinazione d'uso, recupero di superfici o volumi, realizzati nel centro storico di Firenze tutelato dall'Unesco.

Quegli interventi - previsti appunto dalla variante 'Bettarini' che ha introdotto la nuova categoria della "ristrutturazione edilizia con limitazioni" in centro - erano già stati per mesi al centro della battaglia giudiziaria.

Ora Italia Nostra tona alla carica e chiede al supremo organo della giustizia amministrativa anche la sospensiva della sentenza del Tar.

Sentenza secondo cui “Vero è che i centri storici sono aggettati alla disciplina dei beni paesaggistici ma ciò significa soltanto che gli stessi possono essere sottoposti a vincolo da parte dell'Autorità preposta (…)”.

Inoltre, “Se non vi è dubbio che una disciplina urbanistica ragionevole del centro fiorentino debba inevitabilmente tenere conto della particolarità storica e artistica dello stesso, anche in relazione alla sua inclusione nell'elenco Unesco, e perciò non possa indiscriminatamente consentire operazioni di radicale trasformazione del suo volto anche laddove non sussistano specifici vincoli di carattere culturale o paesaggistico, ciò non significa affatto – spiegavano i giudici amministrativi - che le uniche forme di intervento ammissibile, per tutti gli immobili ricadenti nel perimetro qui considerato, debbano essere di manutenzione o di risanamento conservativo”.

“Né significa – aggiungeva il Tar - che debbano considerarsi vietati in assoluto i mutamenti di destinazione o i recuperi di superficie o volume all'interno delle sagome esistenti”.

Di tutt'altra idea Italia Nostra, secondo cui non esiste un 'diritto alla ristrutturazione' così come ad altre forme di attività edilizia: per questo l'esclusione da alcune zone del territorio, secondo l'associazione, appare assolutamente legittima, mentre “è illegittima l'ammissione della ristrutturazione e del frazionamento anche nel centro storico”.

Ora la palla passa al Consiglio di Stato, che già nel maggio 2019 aveva rinviato la causa al Tar per approfondire le questioni di merito.

Scatenando così, di fatto, il blocco dei cantieri in centro e le proteste di costruttori, tecnici, proprietari immobiliari e Comune.

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