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Scuola, sul rinvio Nardella attacca: "Siamo all'improvvisazione"

Dopo il rinvio del rientro in classe il sindaco: "Il tira e molla sulle date è avvilente". Giani: "Toscana era pronta ma accettiamo scelta"

“Ancora una volta la scuola resta indietro. Abbiamo fatto lo shopping natalizio, il cashback e le cene di Natale con i due conoscenti aggregati, ma non riusciamo a riaprire le scuole superiori per 2 milioni e mezzo di studenti”. Così il sindaco Dario Nardella, dopo la decisione del governo, pressato da molte Regioni, di rinviare la riapertura delle superiori in presenza da giovedì 7 a lunedì 11 (molte Regioni sono per rinviare ancora. Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche sono per lasciarle chiuse fino al 1° febbraio).

“Il tira e molla sulle date è avvilente, non capisco cosa cambi in 4 giorni, tra il 7 e l’11 gennaio. Avevamo tutto il tempo per organizzarci, non solo le vacanze di Natale; è dal lockdown di quasi un anno fa che dovevamo pensare alle scuole e ai trasporti. Nella Città metropolitana di Firenze saremmo già pronti, abbiamo predisposto con prefettura e regione Toscana un piano per garantire la sicurezza degli spostamenti, oltre che della presenza in classe, tale da consentire non solo di riaprire il 7 gennaio, ma di farlo con il 75% della didattica in presenza”, prosegue Nardella.

Fin qui, parole sulla falsariga di quanto già dichiarato dal presidente della Regione Eugenio Giani.

"La Toscana era pronta per riaprire il 7 gennaio in presenza al 50%. Tuttavia durante il confronto con il governo mi sono reso conto che in altre Regioni, probabilmente anche per l'alto numero dei contagi, l'idea era quella di rinviare. Quindi accetto la scelta presa dal presidente del Giuseppe Conte, assunta con equilibrio e con la logica di recuperare maggiore uniformità nazionale", dichiara Giani, annoverato a livello nazionale tra i più 'aperturisti'.

Sull'accettare la decisione del governo Nardella pare però non pensarla come Giani. Anzi. “Siamo all’improvvisazione. Nessuno fino ad ora ha dimostrato che il contagio avviene nelle classi, anzi, gli screening dimostrano il contrario. Allora è un problema organizzativo, e se il Paese non riesce a riaprire le scuole come potrà essere capace di distribuire decine di milioni di vaccini?", chiede il sindaco, con parole che sembrano dirette più all'esecutivo che nei confronti di quelle Regioni (per esempio la Lombardia) che hanno dimostrato una cattiva gestione dell'emergenza Covid (l'ultimo caso in Lombardia riguarda i vaccini: è una delle Regioni dove vanno di gran lunga più a rilento).

"Monitoreremo il funzionamento del trasporto degli studenti in Toscana, controlleremo che gli annunci fatti dalla Regione sul potenziamento dei bus scolastici corrispondano alla realtà", dice dall'opposizione il consigliere regionale di Forza Italia Marco Stella.

Mentre per Francesco Torselli, di Fratelli d'Italia, quelle di Giani sono "dichiarazioni improvvisate, annunci spot" perché "se Giani è così convinto che il sistema toscano sia pronto a garantire la sicurezza di studenti e personale scolastico, il governatore si faccia coraggio e firmi un’ordinanza con cui far rientrare in classe il 50% degli alunni delle secondarie". Provocazione difficile da raccogliere: le Regioni possono prendere provvedimenti più restrittivi rispetto a quelli nazionali (non meno) e in caso di apertura solo in Toscana potrebbe finire come in Abruzzo (governata proprio da Fdi), che in dicembre decise di cambiare colore autonomamente e che poi fu obbligata dalla giustizia amministrativa a seguire le indicazioni del governo.

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