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Cronaca

Travolto e ucciso all'Isolotto, i colleghi ricordano Duccio: “Non si può morire così”

Il giovane lavorava in via del Corso, che si prepara ad abbassare le saracinesche per lutto

Duccio Dini, il ragazzo di 29 anni travolto e ucciso domenica scorsa dopo un folle inseguimento tra auto in via Canova, lavorava in un negozio di via del Corso che vende gadget della Fiorentina, la squadra che lui stesso sosteneva.

“Lavorava qui da oltre due anni. C'era ormai amicizia tra noi, molto di più di un semplice rapporto datore di lavoro-dipendente. Era un bravissimo ragazzo, educato, sorridente. Gli volevano bene tutti”, lo ricorda Simone Frullini, uno dei soci dell'attività commerciale. “Domenica ho saputo di quanto successo dai social. Parlavano di un Sh bianco (il motorino di Duccio, ndr), la zona era quella dove lui abitava. Ho telefonato al mio socio e ho saputo”.

La famiglia ha consentito il trapianto degli organi, dopo la conferma del decesso, avvenuta ieri nel reparto di terapia intensiva di Careggi. All'ospedale si è recato più volte anche il sindaco Dario Nardella, per stare vicino alla famiglia, i genitori e la sorella, e agli amici. “Ieri sono andato anche io, dopo essere stato al presidio in via Canova”, prosegue Simone.

Un presidio, organizzato da Fratelli d'Italia, dove ci sono stati attimi di tensione, con alcuni manifestanti che hanno provato a dirigersi verso il campo rom di via del Poderaccio, trattenuti da un cordone di forze dell'ordine. I due uomini arrestati, Debran Mustafa di 36 anni e Remzi Amet di 65, di nazionalità macedone e di etnia rom, vivevano infatti entrambi nel campo. Come il terzo denunciato, Antonio Mustafa. L'accusa nei loro confronti è omicidio volontario.

La rabbia monta e il sindaco Dario Nardella ha lanciato un appello: “Queste persone devono pagare, chiedo giustizia, massima severità e certezza della pena. Ma la responsabilità penale è personale e la vicenda non deve essere strumentalizzata politicamente per fomentare odio razziale o vendette”. Più o meno così la pensano Alice e Riccardo, giovani dipendenti di Superdry Store, negozio di abbigliamento proprio accanto a dove lavorava Duccio.

“Siamo tutti sconvolti tra sentimenti di sconcerto, rabbia e dolore. Queste cose non devono accadere, non si può morire così. Chiediamo giustizia, al più presto, ma non ulteriore violenza: del resto cosa risolverebbe?”, si chiede Alice. “Era uno di noi, qui siamo tutti una famiglia. Sicuramente andremo al funerale e quel giorno chiuderemo”, aggiunge Riccardo.

Era solare e aveva voglia di vivere, non è giusto. Aveva piani per il futuro, voleva andare a lavorare a Roma”, prosegue il giovane, che aggiunge: “Sembra una strada maledetta questa. Poche settimane fa Elisa, che lavorava da Dixie (la ragazza di Prato uccisa dall'ex fidanzato due settimane fa, ndr), ora Duccio. Non è possibile”.

Poche parole dalla mesticheria Braschi, sull'altro lato della strada. “Duccio? Un ragazzo d'oro, non riesco a credere che non lo vedremo più”, dice Simona, una dipendente. Dalla comunità del Poderaccio sono arrivate scuse e prese di distanza. "E' successo qualcosa di inaccettabile e incivile. Esprimo la più ferma condanna nei confronti degli autori di questi fatti. La nostra solidarietà va alla famiglia di Duccio, di cui comprendiamo il dolore incommensurabile", dice Mustafa Demir, rappresentante della comunità rom.

Nelle prossime ore saranno annunciati luogo e data del funerale. Per quel giorno il sindaco Nardella, che ha annunciato che il Comune sarà parte civile nel processo, ha proclamato il lutto cittadino.

FOTO - I colleghi ricordano Duccio, travolto e ucciso all'Isolotto

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