Ricerca: precari in piazza contro la manovra, solo in Toscana sono 70

Domani presidio a Roma: "Fondi per le stabilizzazioni usati per altri scopi"

La manovra economica del governo sembra non accontentare nessuno. Figuriamoci i precari della ricerca, in Italia sottopagati e sottovalutati in maniera ormai cronica. Il premier Conte ha dato dei segnali, anche sottoscrivendo un'intesa con le organizzazioni sindacali che però, come sottolineano le varie sigle "non trovano riscontro nella legge di Bilancio".

Così domani si ritroveranno tutti insieme in piazza Montecitorio a Roma, per un presidio di protesta fissato alle ore 10. "Al Cnr, che fa la parte del leone della ricerca, siamo in 30 soltanto a Firenze ad avere i requisiti stabiliti dalla legge Madia sulle stabilizzazioni, 70 in tutta la Toscana e 600 in tutta Italia. Per meri giochi di palazzo i fondi che dovevano servire per questo sono stati dirottati su altre esigenze", sottolinea Lorenzo Marconi, precario del Cnr.

Sono soprattutto a Firenze e Pisa, e domani partiranno tutti verso la capitale, insieme anche ad alcuni stabilizzati ma che continuano la battaglia per i diritti dei loro colleghi. Un blocco che dal 2002 ha portato all'accumulo di precari nel settore della ricerca. Insieme ai precari del Cnr saranno in piazza anche quelli di tutti gli altri enti di ricerca scientifica.

"Da oltre 20 anni vengono costantemente ridotti i fondi statali destinati alla Ricerca pubblica. - spiegano in una nota i sindacati Flc-Cgil, Fsur-Cisl, Uil Scuola, Snals e Gilda, che saranno in piazza insieme alle varie sigle dei precari - La scarsità dei finanziamenti sta mettendo in discussione l’esistenza dell’Intero Settore. Nel Ddl Bilancio non vengono stanziati fondi adeguati per la ricerca pubblica, per il rinnovo del contratto nazionale, per la valorizzazione professionale del personale, per completare la stabilizzazione dei lavoratori precari".

E lo steso provvedimento "prevede norme particolarmente negative per il sistema ricerca". "La ricerca pubblica, che dovrebbe essere centrale nell’agenda del governo, - proseguono le sigle - ancora una volta è penalizzata. Le dotazioni degli Epr da anni non vengono incrementate. Per poter assolvere i propri compiti istituzionali, il personale deve acquisire le risorse necessarie da fondi esterni che, data la loro variabilità, non consentono di effettuare una efficace programmazione delle attività di ricerca".

L'obiettivo è "portare progressivamente le retribuzioni del personale del settore ai livelli di quelle degli altri paesi europei". Ma la strada appare ancora lunga.

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