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Uffizi, restaurato il Vaso Medici / VIDEO

Il grande cratere neoattico pronto ad affrontare una nuova fase di esposizione in Galleria. Il restauro è stato possibile grazie al mecenatismo dei Friends of Florence

 

E' stato presentato oggi agli Uffizi il restauro del monumentale cratere marmoreo neoattico, appartenente alla collezione di antichità della romana Villa Medici in Roma. Giunto in Galleria nel 1780, è uno fra i più grandi e rari esemplari sopravvissuti, come il vaso Borghese, appartenente a questa tipologia di raffinatissimi arredi creati nell’Atene neottica (seconda metà del I sec. aC) e prodotti per abbellire i giardini delle ricche residenze romane. Alto 1,73, compreso il piedi di appoggio, per un diametro di 1,35, presenta una forma a campana sulla cui superficie corre uno stupefacente fregio, accompagnato da decori riproducenti foglie di acanto e baccellature, dove si narra - probabilmente - il convegno degli ateniesi a Delfi prima della guerra di Troia; all’episodio principale si accompagnano la modellatura delle teste di due satiri e di una presunta Ifigenia accucciata vicino alla statua di Artemide. Il vaso, che fu uno degli orgogli archeologici medicei è stato ampiamente riprodotto in stampe e copie realizzate in altri materiali.

L’opera, frutto dell’assemblaggio di importanti frammenti provenienti dallo scavo, è stato restaurato in varie epoche, con risultati alterni, fino a giungere all’attuale progetto, finanziato dai Friends of Florence e realizzato da Daniela Manna sotto la guida dell’archeologo Fabrizio Paolucci, grazie al quale l’opera ha riacquistato una maggiore uniformità e leggibilità superficiale. Il restauro ha poi evidenziato come il vaso fosse anticamente decorato con oro, azzurro e rosso, analogamente a quanto veniva operato sulla statuaria e su altri preziosi manufatti marmorei.

Il rilievo 3D, effettuato da Fabrizio Ungaro come testo utile all’indagine preliminare al restauro, ha poi permesso di meglio comprendere la stratificazione degli interventi avvenuti nelle diverse epoche e distinguere precisamente i frammenti originali da quelli frutto di modellazione successiva e resa utile per colmare le zone lacunose.

Grazie a questa indagine è oggi possibile affermare che il 90% del materiale di cui il vaso è composto risale al periodo neoattico di produzione. 
 

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