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Domenica, 26 Giugno 2022
Cronaca

Costa San Giorgio, sullo scavo per il resort l'allarme di Schmidt: "Lì c'è la falda di Boboli"

Il direttore degli Uffizi: "Serve studio idrogeologico approfondito". Secca replica di Palazzo Vecchio: "Osservazione già inserita nella variante, il tema attiene alla progettazione e non alla pianificazione"

Duro botta e risposta nella giornata di ieri tra il direttore degli Uffizi Eike Schmidt e il Comune di Firenze. Al centro del contendere, il futuro dell'ex convento e poi ex caserma Vittorio Veneto di Costa San Giorgio.

Lunedì la maggioranza Pd - Lista Nardella ha approvato in consiglio comunale la variante urbanistica che dà il via libera al nuovo grande resort extra lusso (si parla, tra le altre cose, di oltre 130 camere e decine di posti auto per gli ospiti).

E ieri è arrivato un nuovo grido di allarme di Schmidt, già molto preoccupato in passato dell'impatto che potrà avere il futuro resort, difeso invece dall'amministrazione come opportunità per ridare vita (e posti di lavoro) ad un complesso abbandonato da decenni.

"Qualsiasi cosa succederà sul complesso di Costa San Giorgio ci sarà bisogno di uno studio idrogeologico approfondito, perché lì c'è la falda di Boboli. Lo chiediamo come 'vicini di casa' (il giardino di Boboli rientra nel complesso degli Uffizi ed è confinante con quello che sarà il futuro resort, ndr)", dice Schmidt.

Nelle ultime settimane le polemiche sulla questione sono state infuocate. Prima un consiglio di quartiere aperto rovente, poi gli appelli dell'associazione Idra per fermare il progetto firmati da decine di intellettuali italiani ed europei, infine l'approvazione della variante, con la forte contrarietà delle opposizioni, nel consiglio comunale di lunedì.

Dopo le parole di Schmidt di ieri a Palazzo Vecchio sono dunque fischiate di nuovo le orecchie.

"All'osservazione presentata dalle Gallerie degli Uffizi è già stata data risposta nella variante urbanistica approvata, con la seguente controdeduzione che è andata ad integrare la scheda norma della ex caserma in Costa San Giorgio", replica il Comune attraverso l'Agenzia Dire.

In sostanza il Comune rassicura che saranno fatti tutti gli studi sul caso. Inoltre l'amministrazione, come ribadiva anche in consiglio l'assessora all'urbanistica Cecilia Del Re, spiega che si tratta "di un tema che attiene alla progettazione e non alla pianificazione". Che significa: con la variante ora è possibile costruire il maxi resort, ma tutti i dettagli del caso dovranno essere valutati nel progetto che il privato (il magnate argentino Alfredo Lowenstein) presenterà in futuro.

Rassicurazioni che all'associazione Idra non bastano, come neppure alla sinistra, che promette di tornare in piazza per chiedere di garantire maggiore accessibilità della cittadinanza agli spazi che saranno inclusi nel resort (visita ai chiostri e disponibilità del futuro auditorium per esempio).

Tra Schimdt e Palazzo Vecchio ieri sono volate scintille anche sulla conferenza dei servizi dello scorso 14 settembre, che verteva proprio su Costa San Giorgio. "Non ci hanno invitato a partecipare", asserisce il direttore delle Gallerie. "Non è vero, li abbiamo chiamati, c'è una pec che lo dimostra", replica l'amministrazione.

E sulla questione oggi sulle pagine del Corriere della Sera interviene anche il geologo Nicola Casagli, professore dell'Università di Firenze, che ricorda i rischi di lavorare su quella che un tempo, proprio per le frequenti frane verificatesi nei secoli passati, veniva chiamata la 'collina delle Rovinate'.

"Il colle è sempre a rischio, anche senza scavare. Tutti e tre i colli, anche San Miniato e Costa dei Magnoli, sono geologicamente instabili perché formati da rocce stratificate in alternanza di arenaria e argilla. Sono strati in pendenza verso l'Arno che in geologia si chiamano a 'franapoggio'", dice il professore al Corriere.

"Non sto dicendo - aggiunge Casagli -, di opporsi aprioristicamente a qualsiasi intervento, dico che prima di fare qualsiasi cosa bisogna studiare benissimo la situazione. Non può bastare la normale cautela sul piano paesaggistico, storico e architettonico, serve una cautela rinforzata" e nella variante urbanistica approvata "vedo tante prescrizioni di ordine architettonico e storico ma sul piano geologico a una prima lettura non vedo molta attenzione". Senz'altro della questione si parlerà ancora.

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