Cronaca

Le regole per aprire palestre e piscine (dal 6 marzo?)

C'è un documento proposto dal ministero dello Sport e validato dal Cts. Il governo Draghi dovrà decidere se applicarlo dal mese prossimo. La distinzione tra zone gialle e arancioni

Un documento proposto dal ministero dello Sport e validato dal Comitato Tecnico Scientifico (Cts) fissa le regole per aprire palestre e piscine e anche una data possibile: il 6 marzo (sabato). Il documento supera la proposta di un passaporto vaccinale, ovvero un certificato di immunità per poter tirare su le serrande in tempi ragionevoli piace agli imprenditori del settore. 

Le regole per aprire palestre e piscine (dal 6 marzo?)

Secondo il documento del ministero, illustrato oggi dal Corriere della Sera, si prevedono regole diverse nelle palestre che si trovano in zona gialla e arancione. La decisione finale sulla riapertura di palestre e piscine spetterà al nuovo governo. Il cronoprogramma prevede una lista di ripresa delle attività che parte dagli sport individuali, passa per quelli di squadra e arriva agli sport cosiddetti di contatto. La data del 6 marzo non è casuale perché il giorno prima, il 5, scadono i divieti dell'ultimo decreto legge e dell'ultimo Dpcm in tutta Italia.

Palestre in casa: come utilizzare lo spazio

Il Cts, nel parere fornito al ministero, spiega che in questa fase dell'epidemia c'è il rischio di aggregazione tra persone all'interno degli impianti sportivi anche se nel complesso valuta positivamente dal punto di vista psicofisico la ripresa dell'attività fisica. Secondo la proposta presentata dal ministero dello Sport ci sono differenziazioni in base alle fasce di colore. In particolare, nella zona arancione: 

  • sono consentite le attività sportive di base individuali, anche acquatiche;
  • sono consentite le attività sportive dilettantistiche non di squadra o di contatto;
  • sono consentiti gli allenamenti per le attività sportive di contatto e per gli sport di squadra ma in forma individuale;
  • sono consentite le attività sportive e di danza indirizzate ai bambini in età scolare. 


Nella zona gialla, oltre alle attività consentite in zona rossa e arancione, sono consentiti gli allenamenti per gli sport da contatto e di squadra dilettantistico e di base. Il tutto a patto che vengano rispettate una serie di regole. Prima di tutto la distanza individuale: dieci metri quadri per persona in piscina, due metri in palestra.

Poi è vietato l'uso delle docce mentre negli spogliatoi non si possono lasciare gli indumenti utilizzati per l'attività fisica e a casa bisognerà lavare gli indumenti usati per l'attività fisica separatamente dagli altri. Nelle palestre e nelle piscine ci sarà inoltre l'obbligo di mascherina per gli operatori, gli atleti a bordo vasca e gli allenatori. Si dovranno installare dispenser per l'igienizzazione delle mani in base al numero di utenti, bere da bicchieri o bottiglie personalizzate, usare tappetini propri o igienizzare quelli collettivi prima dell'uso da parte di un altro atleta. 


Riapertura dal 6 marzo con nuove regole?

La distanza di dieci metri da tenere in piscina è stata contestata dal presidente della Fin, Paolo Barelli, in una dichiarazione all'ANSA. "Le notizie riportate oggi sui mezzi di informazione indicano che a breve potrebbero riaprire a tutti gli utenti le piscine e le palestre - sottolinea Barelli -. L'orientamento nasce dalla riunione fortemente voluta dalla Federnuoto con il CTS e il Dipartimento Sport tenutasi circa un mese fa presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri alla presenza mia e del prof. Marco Bonifazi, presidente della commissione medico-scientifica federale". Barelli  rivendica quello che definisce il nuovo "orientamento" del Cts sull'ipotesi di riapertura delle piscine. "Nel corso dell'approfondimento - le parole di Barelli - è stato riscontrato che il protocollo già redatto e pubblicato dalla FIN in accordo con il Dipartimento dello Sport risponde ai requisiti necessari per il contenimento della diffusione del COVID-19". Il n.1 della Fin ha sottolineato che "a seguito della riunione il CTS ha redatto un verbale indicando alcune prescrizioni (ad esempio 10 mq di acqua in piscina per utente a fronte dei 7 mq indicati dalla FIN) che sono diventati i riferimenti per valutare la possibilità di consentire nuovamente l'accesso alle piscine, non solo agli atleti di interesse nazionale, ma anche agli altri praticanti, nel pieno rispetto del protocollo della FIN".

"La riunione tra FIN, CTS e Dipartimento dello Sport si è svolta in un clima di piena collaborazione ed in un periodo in cui la pandemia registrava dati molto più critici di quelli attuali. Pertanto la FIN, in coordinamento con il Dipartimento dello Sport presso la Presidenza del Consiglio - ha concluso Barelli- chiederà al CTS di contenere a 5/7 mq il limite di frequenza per utente, ritenuto sufficiente ai fine di prevenire il contagio e garantire la salute di tutti i fruitori". Il Cts ha però precisato che "applicabile al solo svolgimento delle competizioni di livello agonistico e riconosciute" dal Coni, "con preclusione dell'utilizzo degli impianti per l'attività sportiva di base, per la quale appare necessario prevedere un nuovo specifico documento". E' quanto ha scritto il Comitato tecnico scientifico nel verbale in cui ha analizzato la questione dello sport di base, sottolineando in ogni caso che " si valuta con molta preoccupazione in questa fase dell'epidemia sostenuta il riscontro potenziale di aggregazioni tra persone all'interno degli impianti sportivi, soprattutto in ambienti chiusi e confinati". Gli esperti hanno anche individuato nel protocollo "alcune criticità" che "richiedono approfondimenti, chiarimenti ed adeguate declinazioni". Quanto alla densità di affollamento in vasca, gli esperti sottolineano che 7 metri quadri a persona indicati nel documento "non appare compatibile con l'attuale andamento della curva epidemica né con le caratteristiche dell'attività prevista dal documento in questione (allenamento di atleti di interesse nazionale finalizzati alla partecipazione a competizioni nazionali e internazionali)".  

Il passaporto vaccinale per tornare in palestra 

Nelle scorse settimane si era invece parlato di un passaporto vaccinale per andare in palestra. Il tema del passaporto sanitario è dibattuto in tutta Europa, e non solo in ambito sportivo Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha sostenuto che i vaccinati contro la Covid-19 dovrebbero poter andare al ristorante e al cinema, in alcune dichiarazioni pubblicate oggi dalla Bild am Sonntag. "Alle persone vaccinate si deve consentire di esercitare di nuovo i diritti di base", indica Maas. "Ancora non si è acclarato in forma definitiva fino a che punto i vaccinati possono infettare gli altri. Quello che è chiaro è che una persona vaccinata non toglie il respiratore, necessario per trattare i malati gravi, a nessuno. Questo elimina almeno un motivo centrale per limitare i diritti di base". Il titolare degli Esteri ha fatto riferimento alle aree di attività ancora chiuse, come cinema, ristoranti, teatri e musei. "Hanno diritto a riaprire le loro attività a un certo punto, se esiste la possibilità per farlo. E la possibilità c'è se c'è sempre più gente che è vaccinata. Perché se al ristorante o al cinema ci sono solo persone vaccinate, non possono mettersi in pericolo a vicenda".
 

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