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Cronaca

Regala ritratti agli sconosciuti sui Lungarni: “Condivido un disegno, è un messaggio di umanità”

La storia del ritrattista Leonardo Ciari. Seguitissimo sulla pagina Instagram 

Un album da disegno impolverato, abbandonato, dalle pagine intonse. Si sentiva così Leonardo dieci anni fa, fino a quando un alito di vento non lo ha fatto uscire dalla profonda depressione in cui era scivolato in gioventù. 
Adesso vaga in incognito per i Lungarni, si apposta e tratteggia in modo discreto i volti delle persone. E’ “armato” solo di matita, gomma pane e un blocchetto da disegno. Finito il ritratto si avvicina al suo soggetto, e gli consegna quanto ha appena concluso. “Non voglio soldi, figuriamoci. Voglio trasmettere l’importanza del condividere, dell’umanità tra le persone”. 

Perché donare?

La parola che gli rimbalza in testa è donare, strappare un sorriso alle persone grazie alla matita. I motivi sono da ripescare nella sua adolescenza. “La rottura dei miei genitori mi toccò profondamente, poi con i miei fratelli fummo accuditi solo dai nonni”. Un periodo irto di ostacoli per un ragazzo promettente: a nemmeno quindici anni Leonardo Ciari vinse un concorso internazionale di disegno. Da lì la scelta del liceo artistico a Empoli. Poi il primo amore giovanile, a cui si dedicò anima e corpo, tanto da mettere nel cassetto la matita, che naufragò dopo alcuni anni. Una lunga fase di stallo alleviata solo dalla disciplina della boxe, la nobile arte gli ha teso la mano e temprato il carattere a colpi di sudore e umiltà.

Il riscatto di Leonardo

“Un giorno sentii di non dover perdere più tempo, e disegnai una clessidra sul mio blocco, orologio che poi è diventata il metronomo della mia vita”.

“Lavoravo la notte e di pomeriggio seguivo i corsi a scuola.  Ho dormito cinque ore al giorno per quattro anni ma è stata la salvezza perché volevo riprendere il mio percorso”. Concluse gli studi, durante i quali riaffiorò la voglia di esprimersi nei ritratti. “Ritraevo le persone in tramvia, era il mio modo per colmare questi vuoti emotivi. Mi sentivo bene nel donare quell’attimo alle persone”. Divenne quasi un’ossessione. “Le rare volte che sono andato in discoteca, mi sono messo a disegnare il volto dei buttafuori sebbene in prima battuta fossero diffidenti. Vorrei che si tornasse a condividere, il regalo più autentico che ci possiamo fare tra esseri umani”. 

Sbarcato sui social per un messaggio di umanità

Solo un anno fa il 31enne ha aperto una cliccatissima pagina Instagram in cui si vedono alcuni dei suoi lavori realizzati in città. Leonardo si è buttato sui social per diffondere il suo messaggio: “Questa è la mia battaglia per contrastare questo diffuso egoismo e materialismo dilagante. Pensavo che dopo la pandemia ci saremmo riavvicinati tra le persone, invece noto parecchio distacco: dal distaccamento sociale a quello emotivo”. “Questa è la mia terapia, regalo i ritratti agli sconosciuti per fargli capire la bellezza di donarsi agli altri”. A suo modo un ambasciatore di umanità. 

Non manca un sogno nel cassetto. “Mi piacerebbe portare il mio messaggio anche all’estero, magari a bordo di un camper. Chissà, speriamo”.

Qualcuno ha corrisposto il tuo richiamo? “Una volta mi trovavo su Ponte Vecchio e stavo facendo un ritratto a un turista, Peter. Mi sono palesato, gli ho regalato il ritratto. Dopo una decina di minuti ho visto che lui mi immortalava con una macchina fotografica”. “Era proprio questo il mio messaggio, il valore della generosità”. Una fotografia per un ritratto. Un abbraccio per un abbraccio. 


 

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