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Alberghi, reati contro la persona e patrimonio: fermata associazione a delinquere 

Tre arresti. Perquisizioni in più città. Nei guai anche due notai

 

Stamani la Dia di Firenze, insieme alla polizia di Stato di Siena e al comando carabinieri per la tutela del Lavoro, hanno eseguito un ordine di custodia cautelare in carcere nei confronti di L.P., imprenditore di 44 anni di Salerno, e due ai domiciliari a carico della moglie e di un imprenditore di 64 anni di Benevento.

I destinatari dei provvedimenti sono tutti indagati per associazione per delinquere finalizzata alla commissioni di reati di natura patrimoniale e tributaria. L'organizzazione si sarebbe avvalsa anche di due notai per la formazione di atti pubblici societari, quali volture di cessione di quote, affitto di aziende, cessioni di aziende, ideologicamente falsi circa la reale indicazione e titolarità effettiva dei soggetti coinvolti. Nei loro confronti è stata richiesta la sospensione dell'esercizio di un pubblico ufficio o servizio, che sarà eventualmente applicata all'esito dell'interrogatorio. 

A capo dell'organizzazione è risultato essere L.P. che, con l'aiuto della moglie e dei suoi stretti collaboratori, per assicurare vantaggi a cosche calabresi, avrebbe messo in piedi una complessa attività di spoliazione di beni delle aziende (strutture alberghiere) che conduceva, raggirando i cedenti sulla propria solvibilità, frodando il fisco, intestando numerose società a prestanome. 

Tra i vari passaggi societari sarebbero emersi numerosi contatti riconducibili alla criminalità organizzata calabrese, tuttora in corso di approfondimento. Tra i reati contestati vi sono anche intestazione fittizia di beni e appropriazione indebita, in quanto i pagamenti i destinati alle società fittiziamente incaricate di gestire gli alberghi, soprattutto a Chianciano Terme, venivano dirottati verso altre persone giuridiche, con sede in altre città e apparentemente non riconducibili alle stesse persone fisiche, con grave danno ai creditori delle strutture alberghiere, di fatto insolventi e/o morose. Con questo meccanismo sarebbero state truffate importanti società di servizi pubblici toscane. 

Di particolare rilievo la contestazione del reato d'intermediazione illecita e sfruttamente del lavoro, il cosiddetto "caporalato", emerso in quanto il L.P. e due dei suoi prestanome avrebbero impiegato e/o reclutato, nell'ambito delle attività alberghiere gestite dall'associazione, manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori.

Quest'ultimi hanno evidenziato, infatti, particolari condizioni a cui erano chiamati a sottostare: paghe di circa 500/800 euro al mese per prestazioni di lavoro di 10/12 ore al giorno, senza riposo settimanale, senza ferie ne versamento di contributi. Alcuni dipendenti non sono mai stati retribuiti e due donne hanno anche denunciato episodi di violenza sessuale da parte del datore di lavoro. 

Oltre ai citati provvedimenti, il gip di Firenze Moneti, a conclusione delle indagini del sostituto procuratore della DDA Giulio Monferini, ha disposto 15 perquisizioni in società riferibili agli indagati - alcune risultate inesistenti - con sedi a Firenze, Milano, Roma, Rimini, Chianciano Terme (SI), il sequestro delle quote del capitale sociale di 15 persone giuridiche per un valore di oltre 600mila euro, nonché perquisizioni presso gli studi di due notai di Firenze. 

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