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Cronaca

Strage del rapido 904, il presidente della corte va in pensione: processo d'appello da rifare

L'unico imputato è il boss Totò Riina. Il 23 dicembre 1984 la mafia mise una bomba sul treno che esplose sotto la galleria dell’Appennino tra Firenze e Bologna: ci furono 16 morti e 267 feriti

Sarà necessario un nuovo processo d'appello a Firenze per la strage del rapido 904 che vede come unico imputato Totò Riina. Il processo è stato infatti rinviato a data da destinarsi per l'imminente pensionamento del presidente della corte Salvatore Giardina, previsto per i primi giorni di ottobre.

Sarà necessario risentire tutti i testimoni ascoltati in primo grado, oltre alle nuove testimonianze di sei boss.

In questo processo Totò Riina era stato assolto in primo grado, sentenza avverso la quale la pm Angela Pietroiusti aveva deciso di ricorrere in appello. Secondo quanto spiegato dalla Corte, il rinvio a data da destinarsi è stato disposto in virtù delle recenti modifiche apportate all'articolo 603 del codice di procedura penale - riforma Orlando - che impongono al giudice, nel caso di appello del pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento, di disporre la riapertura completa dell'istruttoria. Riina si era predisposto a seguire l'udienza in barella, in videoconferenza dal carcere di Parma dove si trova detenuto. Accanto a lui, in collegamento dal penitenziario, anche il suo legale Luca Cianferoni.

Per la strage del rapido 904, nella quale trovarono la morte sedici persone e 267 rimasero ferite, ci furono a suo tempo condanne, tra cui quella di Pippo Calò, uno dei fedelissimi del boss Riina.

 

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