Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca

Carceri: la lunga protesta a Sollicciano dopo il suicidio di un detenuto di appena 20 anni \ VIDEO

In mattinata la protesta pacifica davanti al carcere

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Ore tumultuose davanti alla Casa circondariale di Sollicciano. La notizia della morte di un ventenne tunisino, che nella mattinata di ieri si era impiccato in cella, ha fatto scattare la protesta. A far ancor più male il fatto che il giovane avrebbe concluso di scontare la pena nel novembre 2025.

Almeno una quarantina i detenuti che hanno incendiato lenzuola per ore e ore, fino a oltre mezzanotte. Sacchi di spazzatura sono stati svuotati dalle finestrelle del penitenziario e i detenuti hanno intonato cori per manifestare disappunto per le proprie condizioni e disagi: “Non siamo animali”, “Non c’è acqua da tre giorni, ci sono le cimici nei letti. Il mangiare fa schifo”.

Subito è stato adottato un specifico protocollo. Piano di sicurezza esterno al carcere mentre all’interno è stata attività l’unità di crisi. L’area è stata delimitata da carabinieri, polizia, digos e guardia di finanza. Dentro il perimetro intanto i vigili del fuoco si sono occupati per ore di spengere i vari roghi appiccati nei vari anfratti della struttura semicircolare. In serata anche un elicottero delle fiamme gialle a volteggiare su Sollicciano mentre la polizia penitenziaria cercava di riportare la calma. A rendere il tutto ancor più complesso il fatto che alcuni detenuti si sarebbero allontanati dalle loro celle.  

La situazione carceraria è nota da tempo. Sovraffollamento, strutture non adeguata e mancanza di personale sono un mix esplosivo su una polveriera che conta in maniera infausta oltre una cinquantina di detenuti morti in carcere, in Italia, dall’inizio dell’anno. A cui si aggiungono quelle di cinque agenti di polizia penitenziaria. Numeri in forte aumento rispetto al 2023 e per i quali il governo ha cercato di porre un argine a questa emergenza.

Un altro morto, scoppia la protesta / FOTO - VIDEO

La questione del decreto

Proprio nei giorni scorsi il guardasigilli Nordio ha annunciato l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto carceri. Previste circa mille assunzioni di personale oltre a procedure più snelle per concedere di uscire dal carcere in anticipo a chi ne ha diritto e l'istituzione di un albo delle comunità abilitate per la detenzione domiciliare. Un decreto considerato blando dagli esperti del settore e dai sindacati. Come dimostrano le stima della Uilpa: surplus di 14.500 di detenuti, a fronte di un deficit di 18mila unità di polizia penitenziaria. 

Tre morti in un giorno

“Ieri, e cioè all’indomani del varo da parte del Consiglio dei Ministri del decreto ‘carcere sicuro’, si sono registrati ben tre morti e fortissime proteste alla Casa Circondariale di Sollicciano. In sequenza sono deceduti un detenuto a Pavia, che aveva tentato l’impiccamento il 27 giugno, un recluso impiccatosi a Firenze Sollicciano e un altro ristretto a Livorno, anch’egli aveva tentato l’impiccamento il 24 maggio. A Sollicciano, inoltre, i detenuti di tre sezioni hanno inscenato una fortissima protesta per la mancata erogazione dell’acqua, innescando incendi, salendo sui tetti e portandosi all’esterno dei padiglioni fino al muro di cinta. Uno di loro allo stato sarebbe ancora irreperibile, sebbene si pensi, o forse solo si spera, che non abbia varcato il muro perimetrale”, dichiara Gennarino De Fazio, segretario generale della UILPA polizia penitenziaria.

Un 'provvedimento farsa'

“Del decreto carcere sicuro, di sicuro c’è solo che si tratta di un provvedimento farsa, inutile a risolvere la gravissima emergenza in atto e, anzi, foriero di ulteriori effetti pesantemente negativi. Peraltro, che sia un pasticcio è dimostrato anche dalla scomparsa nel testo pubblicato in gazzetta ufficiale dell’originario art. 5, relativo agli incarichi di livello dirigenziali nel Ministero della Giustizia, pure annunciato dal Ministro Nordio in conferenza stampa e illustrato in senso diametralmente opposto a quello prefigurato nelle bozze circolate. Così nelle prigioni si continua a morire, dall’inizio dell’anno sono 52 i suicidi fra i detenuti e 5 nella Polizia penitenziaria, e a vivere e lavorare al servizio dello Stato nel caos più totale non sapendo se si raggiungerà incolumi la fine della giornata o del turno di servizio”, aggiunge il segretario della UILPA PP.

VIDEO / Di notte proseguono le fiamme dalle celle

Non manca un appello al governo. “Prima che il sistema deflagri completamente, l’Esecutivo prenda compiutamente atto dell’emergenza senza precedenti negli ultimi 30 anni. Del resto, 3 decessi per suicidio in sole 12 ore non si erano mai visti. Necessitano misure che possano concretamente e immediatamente deflazionare il sovraffollamento di oltre 14.500 detenuti, rafforzare la Polizia penitenziaria, deficitaria di 18mila unità, garantire l’assistenza sanitaria e psichiatrica e avviare riforme strutturali e complessive. Di quanto sta accadendo, oltre alla naturale responsabilità politica, il Governo ha anche la responsabilità morale e, magari, non solo”, conclude De Fazio.

La protesta pacifica

All’esterno del carcere, oltre ad alcuni parenti dei detenuti, si è presentato un gruppetto di antagonisti che ha manifestato solidarietà ai reclusi. La questione è tutt’altro che chiusa, stamani (alle 11:30), gli esponenti della camera penale fiorentina e il garante dei detenuti manifesteranno pacificamente davanti alla struttura.

"Non possiamo continuare ad accettare che tante persone disperate si tolgano la vita in carcere. Purtroppo queste morti confermano una situazione drammatica e condizioni insostenibili in tanti penitenziari italiani, criticità che da tempo vengono denunciate e che ho verificato personalmente come cappellano” ha detto Mons. Gherardo Gambelli, Arcivescovo di Firenze

Nardella: "Carceri disumane"

"È necessario intervenire su una situazione che non può più essere ignorata dal governo" - ha chiosato la neo sindaca Sara Funaro. Un appunto arriva anche dall'ex sindaco Nardella, ora europarlamentare: “L’Italia spende più di tutti i paesi europei (dopo la Germania) ma ha la recidiva più alta: il 70% dei detenuti torna a delinquere. Eppure la Costituzione stabilisce la funzione rieducativa della pena. La disumanità delle carceri italiane, la mancanza di progetti rieducativi e di reinserimento, il sovraffollamento e le precarie condizioni di lavoro degli agenti penitenziari sono le cause di un sistema al collasso di cui il Governo non si occupa minimamente”

FOTO - Rivolta al carcere di Sollicciano


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