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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca

Giro di prostituzione a Novoli: pronta l'ordinanza per multare i clienti delle lucciole 

Reclutavano ragazze a Tirana e le avviavano in strada. I militari li hanno monitorati per mesi, nascosti anche nei cantieri della tramvia

In arrivo a Firenze l'ordinanza comunale per multare i clienti beccati a contrattare con le prostitute. Disposizione resa possibile grazie al decreto Minniti sulla sicurezza che incrementa i poteri dei sindaci. La notizia era già trapelata nei giorni scorsi ma oggi è arrivata quasi l'ufficialità con un tweet del sindaco Dario Nardella. "Bene @_Carabinieri_ #Firenze per operazione contro sfruttamento prostituzione. Anche @comunefi sarà in campo con le ordinanze di contrasto".

Il riferimento del sindaco è all'operazione di questa mattina dei carabinieri che hanno azzerrato un gruppo di cittadini albanesi accusato di gestire la prostituzione nel quadrilatero tra viale XI Agosto, Via Luder, Via Baracca e via di Novoli.

Da novembre andavano avanti le indagini sul giro di lucciole nella zona di Novoli. I carabinieri si sono dovuti appostare per mesi, nascondendosi perfino nei cantieri della tramvia, per scoprire come i connazionali delle vittime le usassero per trarne profitto. I militari hanno capito che si trattava di "protettori" anche perchè non erano mai stati visti consumare rapporti con le donne, sebbene fossero spesso presenti accanto ai marciapiedi dove le donne esercitavano. I militari dell'Arma avrebbero quindi dimostrato un'attività sistematica di favoreggiamento e sfruttamento delle ragazze. Quest'ultime, di età compresa tra 18 e 35 anni, "reclutate" quasi tutte a Tirana.

Si è scoperto che le ragazze venivano "illuse" facendo credere loro di essere le fidanzate degli indagati mentre lo scopo vero era quello di avviarle in strada. Ogni indagato aveva una ragazza che lavorava tutte le sere con prestazioni pagate tra i 30 e i 50 euro. Gli indagati controllavano le donne, monitorando il numero dei loro clienti, curando sia la protezione fisica sia quella dello spazio di lavoro, non disdegnando intimidazioni e pestaggi qualora clienti o altri sfruttatori avessero infastidito le ragazze. I controlli potevano essere visivi, oppure, quando si appartavano con i clienti per consumare la prestazione sessuale, le ragazze dovevano inviare sms o lasciare il telefono attivo in conversazione con il rispettivo "protettore".

Le ragazze venivano anche rifornite di preservativi e abiti succinti. Addirittura a alcune di loro veniva portata la cena sul marciapiede. Durante le indagini si è scoperto anche che ai clienti che prendevano contatti con le prostitute veniva invece offerta una sorta di upgrade: nel caso in cui non avessero avuto voglia di consumare il rapporto per strada c’era la possibilità di usufruire di due appartamenti ubicati nella zona di lavoro.

Quanto fosse fruttuoso il giro di prostituzione messo in piedi dagli arrestati è apparso evidente dall’indagine, tant’è che per timore che altri connazionali potessero “sottrarre” le ragazze dal loro controllo, veniva vietato a quest’ultime di consumare rapporti sessuali con altri cittadini albanesi. Inoltre, nel corso dell’attività, è emersa anche la concreta possibilità che il sodalizio criminale potesse porre in essere un’azione violenta, probabilmente con l’utilizzo di armi da fuoco, nei confronti di un soggetto, in corso di identificazione, a causa di screzi con uno dei componenti del gruppo.

Il provvedimento di fermo è stato emesso dal pm titolare dell’indagine a carico di 8 indagati, 7 dei quali sono stati rintracciati e tratti in arresto stamani, mentre per l’ultimo sono ancora in corso le ricerche.

Nel corso dell’operazione dei carabinieri di Scandicci sono state eseguite anche perquisizioni nei domicili degli arrestati (tra Signa, Scandicci, San Piero a Ponti e Firenze) e nelle due abitazioni utilizzate dalle prostitute per stare con i clienti.

Arrestati gli sfruttatori l’attenzione dovrà essere spostata sulle vittime di questo reato, le prostitute, verso le quali dovrà essere intrapreso un percorso di recupero e reinserimento sociale per evitare che possano cadere di nuovo nelle mani di altri sfruttatori. Gli investigatori non escludono possano esserci ulteriori sviluppi della vicenda.

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