Pontassieve: grazie al lavoro nuova vita per ex prostitute uscite dalla tratta 

Sarà inaugurato il 7 febbraio il progetto, realizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, di una nuova pelletteria artigianale

Un progetto per ridare un lavoro e una vita ad ex prostitute, che sono riuscite ad uscire dalla tratta dello schiavismo sessuale grazie alla Comunità Papa Giovanni XXIII.

La Comunità inaugura il 7 febbraio, venerdì, a Pontassieve, un laboratorio di pelletteria artigianale che darà lavoro alle donne uscite dallo schiavismo sessuale.

Quando Alessandro Fiesoli e la moglie Claudia Mascherini, membri della Comunità Papa Giovanni XXIII, hanno iniziato ad accogliere nella propria casa famiglia le donne nigeriane trafficate ai fini della prostituzione, si sono trovati di fronte ad un dilemma.

L’unica alternativa possibile alla strada per le loro ragazze sarebbe potuta essere solamente quella di un inserimento reale nel mondo del lavoro. Eppure tutto sembrava remare contro. Si era rivelato quasi impossibile trovare aziende disposte ad assumerle, brevi esperienze contrattuali si scontravano con le difficoltà di regolarizzazione e con la paura.

Ma ad Alessandro e Claudia la situazione è cominciata a diventare stretta, mano a mano che l’accoglienza in casa proseguiva.

“J.A. è arrivata da noi tre anni fa, all’età di vent'anni. Per noi è diventata come una figlia. Io e mia moglie ci siamo resi conto che avrebbe potuto trovare qualche lavoro solamente come badante. Ma come genitore, non è questo quello che sogni per la tua bimba. Dunque ci siamo tirati su le maniche e abbiamo rispolverato le vecchie competenze di famiglia, e la Comunità ha iniziato ad appoggiare in tutto il desiderio di riscatto sociale che portavamo nel cuore”, spiegano i due.

La famiglia di Alessandro aveva le conoscenze che servivano: fino a 13 anni prima i genitori gestivano la pelletteria Il Portuccio nel paese, forte di 40 anni di esperienza. Ora la mamma di Alessandro, Marta, di 70 anni, insegna il mestiere alle ragazze.

E poi sono arrivati i macchinari: una trancia, una scarnitrice, tre macchine da cucire, una timbratrice a caldo, una masticiatrice a rullo e una a spruzzo. Alcune sono state donate da aziende del territorio, altre sono state acquistate con i contributi arrivati per il progetto.

Ed è nata così Another Skin, il laboratorio di pelletteria che si prefigge di formare altre collaboratrici rendendo tutor le prime tre ragazze che sono state liberate, tramite il lavoro, dalla tratta.

“Disegniamo e produciamo pezzi artigianali unici oppure in piccole quantità, per rivendite del territorio e anche per grossi marchi nazionali. A breve sarà possibile acquistare le nostre borse anche dall’ecommerce del nostro sito”, spiega Alessandro Fiesoli.

Alla base della sua scelta c’è un sogno: “Volevamo dare alle nostre figlie una professionalità, un vero passaporto che permetta loro di viaggiare, un curriculum reale fatto di corsi di formazione professionale e di un’esperienza che permetta di riconoscere una borsa vedendo il modello in carta. Sono competenze molto apprezzate in azienda, a tal punto che la nostra maggiore preoccupazione sta diventando quella di non perdere le lavoratrici migliori, che potrebbero ricevere in breve tempo proposte di lavoro molto allettanti. Ma se questo sarà vero, vorrà dire che avremo raggiunto il nostro scopo e che avremo ridato vita nuova alle donne liberate”.

La Cooperativa sociale il Pungiglione della Comunità Papa Giovanni XXIII si è fatta carico del progetto, in collaborazione con l'Accademia delle belle arti di Firenze e sostenuto anche attraverso i contributi dell'Unione Europea del progetto RIGHT WAY, Building integration pathways with victims of human trafficking, di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, di Fondazione Il Cuore si Scioglie e di Banca d'Italia.

La Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, in 25 anni di attività di contrasto alla tratta ha liberato circa 5000 persone, operando attraverso Unità di strada in 12 Regioni e promuove la campagna di sensibilizzazione 'Questo è il mio Corpo', per chiedere al Parlamento che anche in Italia sia approvata una legge basata sul cosiddetto modello nordico, in cui i clienti sono considerati corresponsabili dello sfruttamento della condizione di vulnerabilità della donna e pertanto vengono sanzionati.

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L’appuntamento di inaugurazione del laboratorio di pelletteria (il locale di 160 metri quadri è ad un passo dalla stazione dei treni) alla presenza delle autorità, è fissato alle 18 in via Arietina 36, a Pontassieve. Seguirà aperi-cena. Sito web: www.anotherskin.it 

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