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Processo Tav nel tunnel della prescrizione: stop a filoni d'inchiesta su talpa e rivestimenti

Cadute le accuse sulla frode per la ’Monna Lisa’ e sui rivestimenti della doppia galleria. Restano in piedi i reati ambientali e un filone per corruzione trasferito a Roma

La prescrizione fa uscire di scena alcuni imputati e 'cancella' numerosi capi d'imputazione (frode, falso, truffa) contestati ad altri, nel processo sul sottoattraversamento del Tav. Preso atto del tempo trascorso, il giudice Enrico Nicotra ha 'sfrondato' il procedimento, che andrà avanti per la sola parte legata alle sole accuse relative ai reati ambientali.

Il processo è iniziato nel 2017, quattro anni dopo rispetto all'epoca dei fatti contestati (2013). Ed è ancora lontano dalla conclusione, visto che ci sono udienze per diversi mesi ancora in calendario. A giudizio restano Stefano Bacci, Oliviero e Mareno Bencini, Matteo Bettoja, Paolo Bolondi, Renato Casale, Matteo Forlani, David Giorgetti, Valerio Lombardi, Furio Saraceno, Franco Varvarito, Lazzaro Ventrone e alcune società, tra cui Nodavia e Coopsette, rispettivamente consorzio e capofila.

Stop a due filoni

Stop quindi alla parte degli accertamenti relativi alla talpa "Monna Lisa", la fresa che avrebbe dovuto scavare il doppio tunnel dal Campo di Marte a Castello e venne anche sequestrata, nonché a quelli sulla presunta frode sui ’conci’, i rivestimenti che avrebbe dovuto foderare il tunnel ma che, secondo le conversazioni intercettate dai carabinieri del Ros, non avrebbero retto alle prove di incendio, squagliandosi a una certa temperatura.

A che punto è la Foster?

La Nazione sottolinea come il processo - che ha un filone finito a Roma in cui si ipotizza la corruzione - non ha niente a che vedere con l’impasse in cui sono imprigionati i cantieri della "Foster". Rfi ha ereditato i lavori dopo le disgrazie delle imprese che avrebbero dovuto scavare i dodici chilometri sotto la città. E il Covid anche in questo caso non ha aiutato la partenza delle ruspe.

Ma il "nodo" Tav si porta appresso anche un altro aspetto, non pienamente definito, che riguarda la destinazione ma soprattutto la qualificazione delle terre di scavo, spiega ancora La Nazione. Ferrovie ha a suo tempo precisato che verranno smaltite secondo le indicazioni previste dal Put, Piano Unico delle Terre, approvato dal Ministero dell’Ambiente.

Se i materiali di risulta dello scavo assecondano certi requisiti, e non diventano quindi "rifiuti", possono essere caratterizzati come sottoprodotti e smaltiti con soluzioni come quella inizialmente indicata nel progetto, ovvero a Santa Barbara, Cavriglia.

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