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Il processo

Tav: chieste condanne fino a cinque anni e confische milionarie

Dieci gli imputati. Secondo l’accusa le terre di scavo sarebbero state smaltite irregolarmente

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Pene fino a cinque anni, e sequestri fino a quasi 15 milioni per “l’ingiusto profitto” realizzato con gli smaltimenti illeciti degli scarti provenienti dallo scavo della fresa Monna Lisa.  

Queste le richieste del pubblico ministero Giulio Monferini al processo sui rifiuti Tav in corso a Firenze. Ne dà notizia l’edizione odierna de ‘Il Tirreno’.  Tutto ruota intorno allo smaltimento delle terre di scavo, avvenuto secondo Ferrovie secondo le indicazioni previste dal Put (Piano unico delle terre) approvato dal ministero dell’Ambiente, in maniera irregolare, invece, per la Procura. I dieci imputati sono accusati, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti e di tentato traffico illecito di scarti.

Secondo quanto riferito dal quotidiano, nella lunga requisitoria, il pm ha voluto sottolineare “come le responsabilità siano da condividere fra tutti i soggetti interessati alla produzione dello scavo e al trasporto delle stesse terre”, avvenuto prima verso la discarica di Guasticce (Collesalvetti) e poi, una volta esaurita, verso quelle di Campati (Scarperia) e Nuova Lam (Altopascio). Per tutti e 10 gli imputati è stata chiesta la condanna, con pene che vanno da uno a cinque anni, oltre a una confisca di 14,6 milioni per “ingiusto profitto”.  La prossima udienza è in programma il 14 maggio, quando saranno ascoltate le parti civili.

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