Processo Amanda Knox, c'è la condanna: "Faremo ricorso" / VIDEO

La statunitense ha perso la causa per calunnia ai danni di Patrick Lumumba al tribunale di Firenze

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Alla fine Amanda Knox è stata condannata per calunnia. Si è chiuso oggi al tribunale di Firenze il processo 'collaterale' alla morte della studentessa inglese Meredith Kercher, uccisa a Perugia mentre faceva l'Erasmus nel 2007.

Un processo che non riguardava la morte della studentessa ma l'accusa di calunnia mossa da Patrick Lumumba verso la statunitense Amanda Knox, arrivata oggi in tribunale mano nella mano col marito Chris Robinson.

In un tribunale assiepato dai giornalisti, la Knox è stata anche colpita in fronte da una telecamera a causa della calca che si era creata, si è quindi diramata l'ultima sentenza su questa vicenda.

La morte di Meredith

Il 1 novembre del 2007 a Perugia, la studentessa inglese in Erasmus Meredith Kercher, 21 anni, fu trovata priva di vita, con i segni di una violenza e la gola tagliata nella sua camera da letto. La vicenda si ammantò subito di una coltre di situazioni poco chiare e divenne istantaneamente un caso seguito dalle cronache di tutto il mondo.

Sul banco dei sospettati finirono l'ivoriano Patrick Guede – che fuggì subito in Germania, fu arrestato pochi giorni dopo ed estradato in Italia il 6 dicembre dello stesso anno - l'americana Amanda Knox, l'italiano Raffaele Sollecito e il congolese Patrick Lumumba. 

Il processo per omicidio

Il lungo processo ha visto cinque gradi di giudizio ed è finito anche davanti la Corte Europea per i diritti umani. Guede fu il primo a essere incriminato – in rito abbreviato - con una condanna di 16 anni. Dopo di lui, in primo grado nel 2009, furono condannati per omicidio anche Amanda Knox e Raffaele Sollecito. 

I due vennero poi prima scagionati nel 2011 – con la Knox che però fu condannata a 3 anni per calunnia nei riguardi di Patrick Lumumba - e nuovamente condannati nel 2013: 28 anni e 6 mesi per la Knox e 25 anni per Sollecito. Nel 2015 la Cassazione annullò le condanne all'americana e all'italiano. L'ivoriano Guede, unico condannato, ha ottenuto la semilibertà nel 2019.

Il processo per calunnia

Lumumba – non presente in aula e che oggi vive a Cracovia – come spiegato nella precedente udienza dal procuratore Ettore Squillace Greco, fu accusato di essere coinvolto nell'omicidio da Amanda Knox, nel memoriale stilato cinque giorni dopo la morte di Meredith in questura. Il congolese, risultato poi estraneo ai fatti, fece comunque due settimane di carcere e vide la sua vita cambiare radicalmente a causa dell'accaduto. 

Dopo l'iniziale condanna a 3 anni – comunque già scontati da Knox essendo stata quasi 4 anni in carcere prima di essere assolta in appello dell'omicidio di Meridith - e a seguito di vari ricorsi, anche alla Corte Europea dei Diritti umani, il processo era tornato in aula per stabilire se la colpevolezza della statunitense per calunnia potesse essere confermata o meno.

Oggi in aula

In aula il processo si è aperto con un documento presentato dall'avvocato di Patrick Lumumba, Carlo Pacelli – notificato nei giorni precedenti al tribunale - 'respinto' da quelli della Knox, Luca Luparia Donati e Carlo Dalla Vedova, sia perché questo non gli era stato notificato, sia perché ritenevano lo scritto un tentativo di entrare nuovamente nella discussione del processo principale per omicidio.

Dopo una breve sospensione per decidere il da farsi, la corte presieduta dal giudice Annamaria Sacco ha optato per non accogliere il documento. 

La dichiarazione di Amanda

Poi è stata la volta della deposizione di Amanda Knox. Dopo aver ricordato che la notte peggiore della sua vita non era stata quella in cui era stata condannata a 26 anni di carcere ma quella della deposizione, precisando che “La polizia mi ha interrogata per ore durante la notte in una lingua che conoscevo a malapena” e che gli agenti “Non accettavano le mie risposte”, la statunitense ha sottolineato che la sera del 5 novembre sarebbe stata minacciata “a 30 di prigione se non avessi detto tutto quello che ricordavo” e che avrebbe “Mentito cercando di ricordare” mettendo insieme diversi “ricordi viziati” che la avrebbero “costretta a firmare” nonostante "non sapessi chi fosse l'assassino, non avevo modo” e che i poliziotti “Erano troppo occupati ad arrestare un uomo innocente per poter dire che il caso era chiuso” .

Dopo aver infine detto che quella notte c'era stata “una violazione dei miei diritti” e spiegato che “Patrick era un mio amico e non avevo motivo di accusarlo, mi ha dato modo di imparare italiano lavorando al suo pub e nei giorni prima nostro arresto mi consolò perdita amica”, la Knox ha concluso chiedendo alla corte di “dichiararmi innocente”.

La sentenza

Dopo più di un'ora e mezzo di camera di consiglio, la corte ha deliberato condannando la Knox "alla pena di 3 anni" e "all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni" oltre che a pagare le spese processuali alla controparte. "Una sentenza giusta che conferma quelle precedenti - commenta Carlo Pacelli, avvocato di Lumumba - perché Amanda Knox da tutte le corti italiane è sempre stata dichiarata colpevole di calunnia".

La Knox, attesa fuori dai cronisti a seguito della sentenza, non ha voluto rilasciare dichiarazioni ed è uscita dal tribunale eludendo i cronisti. "Siamo veramente stupiti da questa sentenza - afferma Luca Luparia Donati, legale della Knox - che troviamo profondamente ingiusta. Leggeremo con rispetto le motivazioni ma faremo ricorso". 

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