Cronaca

Primavera, fioritura in ritardo. Allergie: le regole per difendersi

Le stagioni, le piante più invadenti e i luoghi da evitare. Ne parliamo con la biologa dell'Arpat

Primavera, arriva la bella stagione. Certo, ma non sono tutte rose e fiori. Anzi, proprio la fioritura è un vero e proprio incubo per tante persone che soffrono di allergie. Ci aiuta a capire la situazione e come ci si può difendere la responsabile Biologia Area Vasta Sud di Arpat, Maria Giovanna Marchi.

Cosa si deve aspettare quest'anno chi soffre di allergie?

La stagione in Toscana è iniziata in ritardo rispetto allo scorso anno (che era però sorprendentemente in anticipo). Le basse temperature hanno bloccato le fioriture e i primi pollini si sono trovati tra la fine di gennaio 2019 e l’inizio di febbraio. Per ora sono in fioritura solo alcune piante, difficile fare previsioni per il resto dell’anno. Gli individui allergici ai pollini lo sono a gruppi di specie e non a tutti i pollini. Come Arpat monitoriamo continuamente la situazione: i cambiamenti sono lenti e vanno osservati negli anni.

Qual è il calendario dell'impatto dei pollini sulle persone? Quando è previsto il picco maggiore?

Ogni allergico ha la sua categoria di specie verso le quali è sensibilizzato e quindi ognuno ha il suo periodo critico con i relativi picchi. I calendari pollinici che vengono elaborati per ogni stazione di rilevamento descrivono le specie (di pollini e spore fungine) e le concentrazioni raggiunte nel corso del periodo analizzato (calendari annuali o pluriennali). Non esiste quindi un picco comune a tutti i pollini ma tanti picchi.

Quanto sarà dirompente l'impatto quest'anno?

Difficile fare una previsione specifica ma in linea generale stiamo osservando negli anni una tendenza all’aumento di pollini di piante sensibili all’innalzamento delle temperature come carpini, faggi e cipressi. Ad esempio chi è allergico al polline di cipresso potrebbe avere una sintomatologia importante quest'anno. Negli ultimi dieci anni anche pollini di specie erbacee come piantaggine e graminacee presentano un trend in aumento. Da non dimenticare la presenza di pollini di specie invasive come la composita Ambrosia, molto allergizzante anche se nel nostro territorio toscano non ancora presente in quantità preoccupanti. Ci sono anche spore fungine, come ad esempio Alternaria, che al pari dei pollini sono fonte di allergie importanti.

Dove si trovano le piante che provocano più problemi a chi soffre di allergie?

Le specie arboree che producono pollini a dispersione aerea, quindi che “respiriamo”, rilevanti ai fini allergici sono quelle appartenenti alle famiglie delle Cupressaceae (cipresso), Corylaceae (Nocciolo e carpini), Betulaceae (ontano e betulla), Oleaceae (sopratutto olivo). Queste specie arboree sono ampiamente presenti nel nostro territorio regionale. Non dimentichiamo però le piante erbacee con la parietaria in testa e altre erbacee come le graminacee e le ortiche in generale. Piante e erbe si trovano ovunque, in giardini pubblici e privati, ovunque vi siano aree verdi.

Quali luoghi bisogna evitare per contenere i problemi?

La prima informazione da acquisire è la conoscenza delle specie a cui il soggetto allergico è sensibile, successivamente è importante sapere quali sono i periodi di fioritura corrispondenti e la presenza sul territorio; utile a questo proposito la consultazione dei calendari pollinici. Infine, evitare più possibile di sostare in aree e luoghi interessati da fioriture.

Cosa si può fare nello stile di vita quotidiano per difendersi dagli effetti dei pollini?

Si possono applicare buone prassi comportamentali come ad esempio: prediligere momenti per stare all’area aperta in cui c’è minor quantità di polline in atmosfera come la mattina presto o il tardo pomeriggio; evitare tagli d’erba in corso di fioritura; scegliere località di vacanza e periodi adatti; chiudere le finestre nelle ore centrali della giornata o i finestrini dell’auto durante i viaggi; riconoscere le piante che possono essere fonte di allergia e starne lontani.

C'è qualcosa che l'uomo, in questo caso attraverso scelte amministrative, può fare per contenere questo tipo di problemi?

Certo, sia chi si occupa di verde pubblico che ogni cittadino nel privato dovrebbe scegliere e progettare aree verdi in modo oculato evitando di introdurre specie dannose o invasive di cui non si conosce il valore allergizzante. Diverso è il caso di coltivazioni che interessano specie allergizzanti o delle specie distribuite in natura e proprie di ogni territorio: in questi casi poco si può fare.

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