Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

Carcere, la rabbia della polizia penitenziaria: "Personale allo stremo. Le assunzioni annunciate dal governo? Numeri risibili"

Da tempo i sindacati denunciano gravissime carenze di organico e condizioni di lavoro durissime: "Mancano 20mila agenti in tutta Italia"

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“Ma mi faccia il piacere! Così risponderebbe Totò all’onorevole 'Trombetta'. Peccato che mille agenti in più nel corpo di polizia penitenziaria li abbia annunciati il ministro della giustizia Carlo Nordio. Con il decreto-legge battezzato 'carcere sicuro', a detta del guardasigilli, ci saranno assunzioni aggiuntive. In effetti, entro la fine del 2026, fra un anno e mezzo, si prevede che possano essere assunti, in aggiunta alle facoltà attuali e nei limiti della dotazione organica, fino a mille nuovi agenti. Extra-assunzioni che di per sé sarebbero insignificanti a fronte di un fabbisogno che ammonta a oltre 18mila, ma che diventano un boomerang e si prestano alla risibilità se si pensa che nel frattempo saranno aperti nuovi padiglioni carcerari e completati i lavori per aumentare la capienza detentiva per 3mila940 posti, cui bisogna aggiungere ben tre nuovi istituti penali per minorenni, a Lecce, Santa Maria Capua Vetere e Rovigo”.

Così in una nota Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa polizia penitenziaria, che usa parole durissime nei cofronti del governo, all'indomani della tragedia nel carcere fiorentino di Sollicciano, dove un ragazzo di 20 anni, sotto tutela dello Stato, è morto suicida giovedì, 4 luglio, portando a 53 il numero di detenuti morti in Italia nel 2024.

Mancano 24mila agenti

“Stando all’attuale rapporto capienza detentiva/agenti, seppur molto sottodimensionato rispetto alle reali esigenze, che è di 1,75 agenti per ogni nuovo detenuto, per 3.940 posti aggiuntivi previsti dalle nuove carceri le necessità organiche aumenteranno di ben 6.895 agenti, cui bisognerà aggiungere almeno 200 ulteriori unità per i tre istituti per minorenni. Dunque, al netto delle mille assunzioni mancheranno, se tutto va bene, non meno di 6.095 operatori che, sommati ai 18mila già mancanti, porteranno le carenze nel corpo di polizia penitenziaria a 24mila posizioni mancanti, neanche fossero i baci di Celentano”, commenta, con ancora amaro saracasmo, De Fazio.

Parole simili anche dal coordinatore nazionale Fp Cgil della polizia penitenziaria Donato Nolè. “Mentre si continua a fare passerella nelle scuole di formazione del personale di polizia penitenziaria e si annunciano decreti leggi risolutori sul pianeta carcere, Firenze Sollicciano deve gestire l’ennesima rivolta. Rivolta scatenatasi in seguito al suicidio di un giovane detenuto. Firenze Sollicciano rappresenta senza ombra di dubbio tutto il disastro del pianeta carcere, da anni e nonostante le tante promesse fatte continua ad essere un posto infernale per chi ci lavora e per chi è detenuto”, dice Nolè.

Personale allo stremo, situazione "fuori controllo"

“Il personale allo stremo, scoraggiato, amareggiato, chiamato a contrastare da solo tutte le carenze organizzative e strutturali, non ne può più. Le pessime condizioni di vita all’interno della struttura hanno di fatto creato la condizione migliore, per una parte di detenuti, i più facinorosi, che di fatto si sono sostituiti all’istituzione per la gestione dei ristretti, i quali anche non volendo a volte sono costretti ad assecondare il loro volere, perché il tutto è fuori controllo”, osserva Nolè.

“Le misure sono talmente urgenti che le assunzioni di 1.000 poliziotti penitenziari verranno fatte per 500 unità nel 2025 e le altre 500 nel 2026. Per deflazionare le presenze dei detenuti, e a nostro parere solo ed esclusivamente per evitare una ulteriore condanna dall’Europa, è stata rivista ed amplificata la sola liberazione anticipata. Tanto, se nell’immediato produrrà qualche effetto, non rappresenta sicuramente una soluzione, anche parziale, del problema. È ampiamente dimostrato che il tasso di recidiva di chi viene dimesso dal carcere senza un vero programma di trattamento ed accompagnamento all’inserimento sociale è di circa il 70%, tanto vuol dire che presto le persone che verranno messe in libertà con il solo sconto di pena presto, probabilmente, ritorneranno a delinquere”, aggiunge ancora il coordinatore della Fp Cgil.

“L’episodio di Sollicciano ci dovrebbe far riflettere in quanto ancora una volta la criticità si è manifestata in un giudiziario, vale a dire detenuti non condannati in carcerazione preventiva, e nulla è stato previsto nel nuovo decreto per questi circuiti. I dati statistici ci dicono che chi ha commesso un reato ed ha effettuato un percorso alternativo alla detenzione ha una recidiva molto inferiore, del 7%”, conclude Nolè.

Chi era il ragazzo morto di carcere a 20 anni

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