Coronavirus, pizzeria sfida i divieti e resta aperta: “Venite ad arrestarmi”

Il ristorante pizzeria 'Tito' di via Baracca è rimasto aperto sia dopo il Dpcm che imponeva la chiusura alle 18 sia dopo la dichiarazione di 'area arancione' per la Toscana

Nonostante le ultime norme restrittive, prima a livello nazionale con l'ultimo Dpcm e poi regionale con la 'zona arancione' per la Toscana, c'è chi resta aperto, di fatto violando le misure sancite dal governo.

E' il caso del ristorante pizzeria Tito di via Baracca, gestito dal 35enne Mohamed El Hawi, detto Momi, figlio del 'vero' Tito, il padre, 62enne fondatore della società. Un gruppo che al momento in città gestisce tre locali.

“Sì, sono aperto e resteremo 'regolarmente' aperti fino a che non verranno a farci chiudere”, la sfida di 'Momi', intercettato nel primo pomeriggio di oggi nel suo locale.

Per pranzo è aperto solo l'asporto. Tutto regolare. E' a cena che la pizzeria apre al pubblico, nonostante la 'zona arancione' iniziata ieri (che impone di servire solo merce da asporto) e nonostante il Dpcm che sanciva la chiusura alle 18 di bar e ristoranti a partire già dal 26 ottobre.

“Noi siamo sempre rimasti aperti anche a cena”, dice il titolare ai microfoni e alle telecamere, come pure con un video su Facebook. “Ho 50 dipendenti e lo faccio per il mio staff, per garantire loro una paga dignitosa e non mettere tutti in cassa integrazione al 100%. Del resto dal governo gli aiuti non arrivano”.

“Perché dobbiamo chiudere? Siamo in questa situazione - accusa il 35enne -, per l'incompetenza del governo. Nessuno che lavora nel nostro settore è un 'untore'. Il contagio è ripartito per la scarsa organizzazione su trasporti, scuole e sanità”.

Sabato scorso una pattuglia di vigili ha fatto capolino e ha comminato una multa da 400 euro. “Pagata subito, ridotta a 280 euro”.

Una nuova, seconda, sanzione sarebbe tra gli 800 e i 3mila euro. Scatterebbe anche la chiusura del locale per 30 giorni. Cosa che al momento non sembra preoccuparlo: “Rischio anche il penale ma vado avanti. La paura è quella che hanno messo alle persone, guardate il deserto che c'è in giro”.

Non è una concorrenza sleale verso chi rispetta le regole e resta chiuso, cercando di tirare avanti in qualche modo ma rispettando le norme? “No, perché io sto lavorando in perdita, non incasso nulla. Poi ognuno faccia come vuole”. Ieri a cena, prosegue 'Momi', c'erano una decina di persone, la sera prima trenta. 

“Come primo 'ristoro' abbiamo ricevuto 10mila euro. Pressoché nulla considerando che il nostro fatturato nel 2019 è stato di quasi 2 milioni di euro. Ora ne aspettiamo 20mila (il famoso 'secondo ristoro', che parecchie attività dichiarano di aver già ricevuto, anche se per molti non è una misura sufficiente, ndr). Se mi arrivano entro il 15 novembre come promesso dal governo chiudo, ma non ci riusciranno e quindi resterò ancora aperto”, promette.

“E sia chiaro - precisa infine El Hawi -, che non nego l'esistenza del virus. Mio padre, 62 anni, a marzo ha preso il coronavirus ed è rimasto ricoverato ventuno giorni. Una settimana in terapia intensiva, tra la vita e la morte”. Vicenda che non ha scalfito l'attuale decisione.

Su Facebook diversi lo esaltano scrivendo 'sei un grande'. C'è però chi ne prende nettamente le distanze. 'Il male dell'Italia sta proprio in questa mancanza di rispetto per il prossimo. Alla faccia di chi è morto e continua a morire, per i medici che si stanno ammalando e per la gente in fila in macchina con il respiratore perché non c'è più posto. Il dispetto non lo fai al governo ma a noi del popolo', gli scrive un utente.

E un'altra invita 'tutti a non mettere mai più piede in questa pizzeria' perché 'chi si comporta in questo modo, in disprezzo delle regole e della salute di tutti, merita di chiudere definitivamente'. Commenti che non sembrano toccarlo. “Se stasera resto aperto? Certo, vengano ad arrestarmi”.

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