rotate-mobile
Il grido di allarme / Centro Storico

La serrata degli edicolanti: “Così chiudiamo”

Il piano di rilancio delle edicole approvato dal consiglio comunale ha sollevato un vespaio nel Centro storico

Qui il link per seguire il canale whatsapp di FirenzeToday

“Così chiudiamo”. Si può racchiudere in queste due parole la risposta degli edicolanti al piano di rilancio delle edicole approvato ad aprile dal consiglio comunale.

Un piano nato con l'idea di cercare di aiutare le edicole da tempo in grave difficoltà ed evitare al contempo che si trasformino in rivendite di souvenir e che stabilisce che debbano avere il 70 per cento delle superficie di vendita, compreso il fronte, dedicato alla mostra di giornali e prodotti dell'editoria e solo il 30 per cento restante, dedicato ad altro. Come i souvenir.

Per i trasgressori, scatterà un sistema di sospensioni che potrà arrivare anche alla decadenza della concessione di suolo pubblico per quelle in area Unesco. E proprio agli edicolanti dell'area Unesco, abbiamo chiesto cosa ne pensano.

“Destinati a chiudere”

“Solo coi giornali non ci si campa – commenta Antonio Rufolo, titolare di una edicola in piazza Duomo – non si coprono neanche le spese. I giornali sono la prima cosa che espongo e ci tengo a farlo. Ma con questo nuovo regolamento che ci obbliga al 70 per cento, siamo destinati tutti a chiudere”. 

La percentuale stringente, non soddisfa nemmeno Enrico Maestrelli, che ha l'edicola in piazza della Repubblica. “Non so a quanto siano le mie percentuali attuali, potrei anche essere già a quella cifra – osserva Maestrelli – posso dire che è bene che i prodotti editoriali siano la maggioranza rispetto ai gadget. Campare solo come una volta di prodotti editoriali però, che danno meno, è difficile”.

Applicare un piano così stringente nell'area Unesco, sarebbe un problema. “ Non ci sono residenti nel centro storico – sottolinea Sandro, che ha l'edicola in piazza Duomo - a chi li vendi i giornali? Ci sono solo turisti e c'è da ringraziare che ci siano, visto quel che è successo durante la pandemia che non c'era nessuno. Mettere l'obbligo 70-30 non significa farci un danno, vuol dire farci chiudere”.

“Rivedere le percentuali”

“Com'è possibile che non si capiscano le problematiche delle edicole? - chiede Francesco Del Vanga, storico edicolante di piazza della Repubblica, presente sul territorio da 27 anni - Anno dopo anno si è ridotto più del 50 per cento il numero delle edicole sul nazionale. L'editoria sta finendo e pensare di aiutare le edicole obbligandole a esporre il 70 per cento di prodotti editoriali, è una cosa senza senso. Così ci ammazzi. Vanno riviste le percentuali”.

La richiesta di rivedere le percentuali arriva anche da Alessandro Ladisa, che ha l'edicola sempre in piazza della Repubblica ma all'angolo opposto. “Il giornale lo comprano in pochi ormai – osserva - non ci possiamo fare nulla. Lavorare 70 e 30 non è possibile, di cosa campiamo? Vanno riviste le percentuali”. 

Sulle possibili percentuali, aveva detto la sua anche il Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai, che nei giorni successivi all'approvazione della normativa, aveva diramato un comunicato nel quale si opponeva alla delibera. Un comunicato che era stato attaccato su alcuni chioschi dagli stessi edicolanti per far comprendere il loro disagio.

 “Fare 70 -30 significa far chiudere gli edicolanti del Centro storico di Firenze o comunque metterli in grossa difficoltà – afferma Cesare Magnan, vicepresidente nazionale d'area del sindacato – non dico di fare una normativa ad hoc per loro ma almeno fare, per tutti, un 51 per cento prodotti editoriali e un 49 che può essere dedicato ad altro, sarebbe una soluzione logica”. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La serrata degli edicolanti: “Così chiudiamo”

FirenzeToday è in caricamento