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Giustizia: dimezzata la pena al prete pedofilo perché "è incensurato e ha confessato episodi precedenti"

Fanno discutere le motivazioni con cui la Corte d'Appello ha ridotto a 2 anni e 2 mesi la pena per Don Glaentzer, 72 anni, 'spretato' da Papa Francesco

"Le attenuanti generiche possono essere ritenute prevalenti. Merita di essere valorizzato il fatto che l’imputato ha reso ampia confessione, anche di episodi precedenti sconosciuti agli investigatori".

Inoltre l'imputato "Si è dichiarato consapevole della gravità delle sue azioni e, almeno apparentemente, ha preso le distanze da esse". Infine, "Ha sempre rispettato gli arresti domiciliari, di non breve durata. Ed è incensurato".

Lo scrivono i giudici della seconda sezione della Corte d’Appello di Firenze (presidente Maria Teresa Scinicariello, consiglieri Francesco Bagnai e Sandro Venarubea) per motivare la riduzione della pena inflitta a don Paolo Glaentzer in primo grado, col rito abbreviato.

Il prete pedofilo, ridotto allo stato laicale da Papa Francesco, venne sorpreso dai carabinieri la sera del 23 luglio 2018, mentre si era appartato in macchina con una ragazzina, in zona Calenzano. Era in atteggiamenti "inequivocabili" con la 12enne.

Condannato in primo grado a 4 anni e 4 mesi di reclusione, in appello la pena è scesa a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni.

Il "bilanciamento" da parte dei giudici delle circostanze di reato e lo sconto-pena - spiega la Nazione - hanno destato lo sconcerto delle parti civili e anche della procura, alla lettura della sentenza.

"Non si capisce come sia stata calcolata una pena così bassa per questa imputazione - osserva Olivia Nati, legale della minore -. una cosa così non è ammissibile giuridicamente".

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