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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Rossi cerca la rivincita su Renzi. Resa dei conti nel Pd

Il governatore vuole il congresso. E pensa a lasciare la Regione Toscana

Questa volta sembra una resa dei conti vera. La sconfitta del "Sì" al referendum costituzionale ha fatto esplodere tutto il malcontento che covava nel Partito democratico. Il governo Gentiloni, che in molti vedono come un "clone" di quello guidato da Matteo Renzi, ma soprattutto le prossime elezioni politiche sono i muri che (per ora) dividono le fazioni. All'attacco adesso c'è Enrico Rossi: lui e una larga parte del partito, con tutta la sinistra Dem, prima vuole il congresso, dopo le elezioni. Dopo aver subìto l'ascesa rampante di Renzi: da presidente della Provincia a premier passando da sindaco e segretario in un balletto, il governatore era stato politicamente sorpassato, doppiato e umiliato dalla rapidità del "ragazzo di Rignano".

Rossi, incoraggiato anche dal buon risultato di Bernie Sanders negli Stati Uniti e soprattutto dalla recente vittoria di Benoit Hamon alle primarie socialiste in Francia, prova a mettere in discussione le idee poco di sinistra di Renzi. Un'operazione che ha provocato proprio in Toscana una situazione da vero e proprio "tutti contro tutti". Perché Renzi, invece, vorrebbe rischiare subito le urne, provando a riuscire nell'operazione andata male già con il referendum.

"Con me segretario, lui non sarà più premier", va giù secco Rossi. E in un’intervista di ieri a Il Fatto Quotidiano scatena l'artiglieria: "Ci vuole più socialismo e meno tipi alla Farinetti", dice citando l'imprenditore amico di Renzi. Ex premier che Rossi definisce "pokerista, troppo tentato dall’amore per il rischio", dalla "velocità senza costrutto". A replicare al governatore è stato ieri il sindaco Dario Nardella: "Non mi aspettavo di vedere Enrico alla destra di D’Alema - dice il sindaco a La Repubblica - così come mi sorprendono i suoi improvvisi attacchi personali alla dirigenza Pd. In questo modo rischiamo di non costruire niente ma di sfasciare la sinistra». E ancora: "Mentre all’interno nostro litighiamo, fuori cambia il mondo e i conservatori ne approfittano".

Il punto ora è tutto politico. Perché la corsa di Enrico Rossi alla segreteria Pd rischia di provocare una cesura vera. Con due incognite. La prima: nei corridoi c'è chi sussurra che il governatore sarebbe pronto a lasciare la Regione per puntare tutto su Roma. Ipotesi del tutto azzardata: se si dimettesse da governatore dopo appena due anni dalle elezioni, costringendo la Toscana a nuove elezioni, il Pd potrebbe davvero rischiare di perdere la sua principale roccaforte. La seconda: la minaccia del partito della nazione di Renzi. I sondaggi dicono che potrebbe portare via almeno due terzi del voti del Pd. Ma non sarebbero sufficienti per un partito in grado di essere maggioranza di governo. E i nuovi democrat in salsa socialista? Molti analisti dicono che potrebbero faticare a raggiungere la doppia cifra e rimanere così relegati al ruolo di "solita sinistra di testimonianza".

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