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Cronaca

Il partigiano Leandro: "Giusto mandare armi agli ucraini, la Resistenza torna quando c'è un oppressore"

Il 98enne che ha combattuto con la Brigata Fanciullacci: "Per difendere un Paese le armi servono. E gli vanno mandate a chi deve resistere. Se non c'era chi ci mandava le armi, noi come si sarebbe fatto?"

"Io penso che bisogna mandargli le armi, certo, perchè gli ucraini devono difendere il loro Paese. Sennò si racconta le barzellette". A dirlo è Leandro Agresti, 98 anni, nome di battaglia 'Marco', uno degli ultimi (veri) partigiani fiorentini, la cui testimonianza è stata raccolta da La Repubblica a proposito dell'invasione dell'Ucraina.

"Dopo la guerra erano tutti eroi e noi non eravamo nessuno - ha aggiunto -. Ma noi s'è fatta la Resistenza e s'è preso le armi per questo Paese".

Le parole del partigiano

"Per difendere un Paese le armi servono - ha detto Leandro -. E gli vanno mandate a chi deve resistere. Come facevano una volta con noi partigiani gli americani e gli inglesi. Me li ricordo i lanci che ci facevano, specie quando ero sul Pratomagno: se non c'era chi ci mandava le armi, come si sarebbe fatto?".

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Per Leandro Agresti, che combattè nella Brigata Fanciullacci, "i valori della Resistenza tornano vivi quando c'è qualcosa che ti opprime. E per difendersi occorre resistere, dobbiamo aiutare il popolo ucraino. Anche noi combattevamo per la libertà, nostra e del nostro popolo".

Momenti drammatici della storia italiana e delle scelte che furono fatte, ricorda, "però il valore della vita c'è sempre. Una volta ci ordinarono, a me e a un mio compagno, di uccidere due franchi tiratori che avevamo catturato, gli ultimi che impestavano Rifredi ma non lo facemmo, anche se poi qualcuno lo fece".

"Io dico - conclude Agresti - che non bisogna fare mai quello che i partigiani non hanno fatto. Occorre difendersi. Ma la violenza è inopportuna, si può raggiungere l'onestà e la moralità anche senza violenza. Come hanno fatto i veri partigiani".

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