Decreto coronavirus: in viaggio verso Sud dalla stazione di Firenze

Qualcuno nella notte è partito per raggiungere la famiglia

La stazione Santa Maria Novella alle 23:05 del 9 marzo

"Non è isterismo, è sopravvivenza". Con un'amica, alla macchina automatica dei biglietti alla stazione di Santa Maria Novella, cerca un treno per tornare a casa. Alla domanda "State andando via in vista del nuovo decreto?" la risposta è "". Una andrà in Puglia, l'altra in Sicilia. Cappotto, valigia e la speranza di trovare i cambi giusti per arrivare il prima possibile dalla famiglia giù al Sud. "Abbiamo aspettato una settima prima di scendere, ma faccio due lavori per mantenermi e visto che chiude tutto io non avrò soldi. Andiamo via ma non è isterismo è sopravvivenza".

La stazione centrale di Firenze ha visto lunedì sera più sereni. Alle 22:48, circa un'ora dopo il discorso del Presidente Conte, c'erano dei viaggiatori che cercavano di andare via. Oltre alle due ragazze un po' agitate, un gruppo di tre tra i 20 e i 25 anni, zaino, valigia e preoccupazione. "State andando via in vista del nuovo decreto?", un attimo di silenzio, poi una delle ragazze un po' incerta risponde di no, che avevano già programmato il viaggio. Volevano tornare a casa, a Napoli, e avevano già comprato il biglietto, ma dopo una mezz'ora, qualche telefonata a casa, un tabellone delle partenze scarno e la paura di essere fermati a Roma per il cambio se ne sono andati, forse con la speranza di poter partire oggi.

N. non è italiana vorrebbe andare dal fidanzato a Benevento ma non sa come fare, non ha capito se è tutto chiuso e se la fermeranno durante il viaggio. Era al telefono con lui mentre stava cercando di capire come raggiungerlo con un'amica, anche lei straniera. Non sta scappando, vorrebbe solo "stare con lui". Un altro signore stava comprando il biglietto all'ultimo per tornare a Napoli: "Farò dei cambi, non lo so. Ho finito il contratto di lavoro e non voglio rimanere 15 giorni qui".

Le nuove direttive a Firenze non hanno creato il panico e la fuga di massa che è avvenuta - ad esempio a Milano - la notte tra il 7 e l'8 marzo quando la zona rossa era stata allargata a tutta la Lombardia e a 14 province, ma le partenze (anche se non numerose) non sono comunque da trascurare. La paura di rimanere soli è maggiore della paura di ammalarsi. Non è facile e non è bello dover rinunciare alla propria famiglia, agli amici o agli amori, ma se tutti rispettassimo le linee guida, applicandole senza eccezioni, potremmo riuscire a frenare la curva che di giorno in giorno segna un numero sempre maggiore di contagi.

Viaggiare con l'autocertificazione

L'autocertificazione già in vigore per le aree rosse sarà utile per giustificare gli spostamenti in tutta Italia solo in caso di comprovate ragioni di lavoro, casi di necessità o per motivi di salute. Non è prevista una limitazione dei trasporti pubblici, sempre nell'ambito dei limiti suddetti.

QUI per scaricare l'autocertificazione

“Sono consapevole di quanto sia difficile cambiare le proprie abitudini ma purtroppo non c'è più tempo, con la crescita importante dei contagi e dei ricoverati in terapia intensiva e sub intensiva e delle persone decedute", ha detto Conte.

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"Le nostre abitudini vanno cambiate ora, tutti dobbiamo rinunciare a qualcosa per il bene dell'Italia e dei nostri cari, genitori, nonni. Dobbiamo farlo subito e riusciremo solo se tutti collaboreremo e ci adatteremo a norme più stringenti", ha aggiunto il presidente del consiglio.

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