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Cronaca

I dieci parassiti che minacciano la nostra agricoltura: la classifica dei più pericolosi

Dalla cimice asiatica al punteruolo nero: le minacce portate da globalizzazione di scambi e cambiamenti climatici

A fare da complice ci sono certamente i cambiamenti climatici. Ma a portarli in Toscana è stata anche inevitabilmente la globalizzazione degli scambi. I "nuovi parassiti" stanno causando milioni di euro di danni alle produzioni agricole con pesantissimi effetti sul piano alimentare, ambientale, paesaggistico ed economico. 

Arrivano da Asia, Nord America e da altre aree del globo. E hanno trovato, nelle nostre campagne, habitat congeniali favoriti dal surriscaldamento e dal caldo anomalo ma anche da controlli poco accurati alle frontiere. L'allarme è lanciato da Coldiretti Toscana che ha stilato una classifica delle dieci specie aliene più pericolose per il futuro dell’agricoltura.

La classifica

Al primo posto tra gli insetti alieni più pericolosi, considerando l’importanza del settore che sviluppa oltre un miliardo di euro di valore alla produzione interessando quasi 13 mila aziende e 60 mila ettari di superficie agricola, c’è la flavescenza dorata inserita nella lista dei 20 organismi nocivi per il territorio dell’Unione Europea e quindi soggetta a lotta fitosanitaria obbligatoria. Originaria dell’America Settentrionale, il vettore della flavescenza dorata è la cicalina Scaphoideus titanus. Per contrastare questa fastidiosissima malattia che può portare in breve tempo al deperimento o alla morte delle viti, il Sistema Fitosanitario Regionale ha recentemente aggiornato il documento con le linee guida per la lotta ed il contrasto sul territorio regionale dove, al momento, non sono presenti zone di contenimento. 

Al secondo posto, tra i nuovi arrivi, c’è la cimice asiatica Made in China che – sostiene Coldiretti Toscana  – è particolarmente pericolosa per la frutticoltura. E’ una delle specie, considerando lo scenario climatico, più dannose in prospettiva. Il suo alleato sono infatti estati caldi ed inverni miti che ne favoriscono la proliferazione. In Toscana le zone maggiormente interessate sono la piana di Lucca, la Valdichiana ed il comprensorio cerasicolo di Lari e anche, seppur con minore impatto, nel Grossetano. Per contrastarla sono iniziati – e sono al secondo anno – i lanci dell’insetto antagonista naturale, il Trissoclus japonicus o meglio conosciuto come “vespa samurai” innocuo per l’uomo e per gli animali che ha il compito di ristabilire l’equilibrio biologico volto a tutelare la nostra frutticultura.

Sul podio, al terzo posto, considerando l’importanza del comprensorio frutticolo della Valdichiana, troviamo la Erwinia amylovora o colpo di fuoco batterico scoperto nel 2021. E’ una malattia causata da un batterio, il cui nome comune deriva dal fatto che le foglie delle piante infestate imbruttiscono come se avessero preso fuoco, che colpisce sia le pomacee da frutto (pero, melo) sia diverse piante ornamentali e spontanee appartenenti alla famiglia delle Rosacee (biancospino, cotogno, cotogno da fiore, cotognastro, agazzino, sorbo, nespolo comune, nespolo giapponese). Le piante malate, una volta individuate, devono essere eradicate così come previsto dal piano regionale.

Subito sotto, al quarto posto, si posiziona la Drosophila suzukii, il moscerino killer molto difficile da sconfiggere individuato nel comprensorio della Ciliegia di Lari fresca di riconoscimento da parte dell’Unione Europea della certificazione IGP. Il primo ritrovamento in Italia risale al 2008 in Toscana. L’infezione avviene attraverso il deposito di uova sui frutti con la larva che si nutre della polpa facendo marcire il frutto. La comparsa di questo dittero potrebbe penalizzare notevolmente l’economia di aziende situate in ambienti marginali, dove la coltivazione dei frutti di bosco rappresenta l’unica integrazione possibile ai prodotti della montagna. 

Ha riempito le pagine dei giornali per tutta l’estate. Stiamo parlando del granchio blu. Sbarcato sulle nostre coste “attaccato” a qualche imbarcazione proveniente dall’Oceano Atlantico, in poco tempo ha colonizzato tutta la costa diventato una calamità per gli allevamenti della Laguna di Orbetello e per la nostra marineria. Mangia cozze, vongole, ostriche, pesci, avannotti, pesci e uova e danneggia le attrezzature di pesca, in particolare reti che vengono “tagliate” dalle sue potenti chele. La sua invasione sta mettendo a serio rischio la biodiversità marina e la sopravvivenza delle imprese delle pesca e dell’acquacoltura. Il granchio blu si piazza al quinto posto.

Aveva quasi azzerato la produzione di castagne e farine e mandato sull’orlo del fallimento molte imprese agricole che, dall’attività castanicola, ricavano una importante fonte integrativa al reddito. Il cinipide galleno (Dryocosmus kuriphilus) non è ancora stato sconfitto del tutto ma la strada intrapresa è quella giusta. Proveniente dalla Cina, presente in Toscana nei castagneti della regione dal 2008, il cinipide gallerno provoca nella pianta la formazione di galle, cioè ingrossamenti delle gemme di varie forme e dimensioni contro il quale è stata avviata con successo una capillare guerra biologica attraverso lo sviluppo e accurata diffusione del suo antagonista naturale, il Torymus sinensis, che sta riportando la situazione sotto controllo. Il cinipide galleno si piazza al sesto posto.

Al settimo posto si inserisce la cecidomia dell’olivo rilevata in Lunigiana. La diffusione della Dasinera oleae, pur non compromettendo la vita della pianta di olivo, ha portato, laddove è già comparso, in particolare nei comuni di Fosdinovo, Fivizzano e zone limitrofe, alla sensibile riduzione della produzione di olio, che in Lunigiana rappresenta una delle principali economie agricole. Per contrastare la sua diffusione è stato attivato un servizio di monitoraggio per capire l’andamento del “contagio” delle foglie di olivo da parte del Servizio Fitosanitario Regionale della Toscana grazie alla collaborazione con Coldiretti Massa Carrara ed avviata una fase di studi e ricerche per individuare “la cura” giusta. 

Attacca il tronco dei fichi portandolo alla morte il punteruolo nero (Aclees taiwanensis), il coleottero esotico che sta distruggendo la popolazione del fico. La sua presenza è stata segnalata nelle zona di Carmignano, Montecarlo e Garfagnana e rilevata per la prima volta nel 2005 in un vivaio di Pistoia. Per il punteruolo del fico c’è l’ottava posizione. 

La vespa velutina o calabrone asiatico è molto diffuso nella provincia di Massa Carrara dove è partito recentemente un monitoraggio su larga scala attraverso trappole promosso da Coldiretti e nella vicina provincia di Lucca ma primi casi sono stati rilevati anche nel pistoiese e nel pratese. In un anno, nella sola città di Massa, sono stati distrutti 80 nidi, un numero quattro volte superiore a quello dell’anno precedente. Individuata per la prima volta in Lunigiana, per fermare la sua invasione gli apicoltori hanno creato una vera e propria squadra anti-vespa velutina formata da 300 “addetti ai lavori” che neutralizza i nidi, per lo più segnalati dai cittadini, e fornisce informazioni e aggiornamenti sulla sua presenza e sul come riconoscerli per aiutarli nell’eradicazione. Al fianco degli apicoltori si è schierata la Regione Toscana che ha stanziato le prime risorse per realizzare in tutta la Toscana un sistema di monitoraggio della presenza della specie invasiva e al contempo dare corso all’attività di distruzione-neutralizzazione dei nidi, individuati anche con tecniche sperimentali. La vespa velutina finisce al nono posto. 

Chiude al decimo posto della classifica il cerambicide dal collo rosso delle drupacee (Aromia Bungi) rilevato a fine di giugno nel territorio di Rosignano Marittimo a Livorno. Si tratta del primo focolaio trovato nella nostra regione. Originario dell’Asia orientale è considerato uno tra i 20 insetti più pericolosi per l’Unione Europea; attacca alberi di pesco, albicocco, susino ma anche uliveti e piante ornamentali. Per impedire la sua diffusione è stata istituita una zona delimitata e attuato un piano di eradicazione delle piante. 

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