Cronaca Bolognese / Via Trento

I segreti degli Orti del Parnaso

Tutti conoscono il giardino dell'Orticultura. Meno nota invece la parte più alta del parco, una splendida terrazza panoramica e dimora del mostruoso serpente

Passando da via Trento vi sarà capitato di notare un elegante cancello e un suggestivo belvedere. E’ da qui che si accede agli Orti del Parnaso, la parte più alta del giardino dell’Orticultura, una splendida terrazza affacciata su un panorama mozzafiato.

Sebbene più bassa rispetto al Forte Belvedere o a Piazzale Michelangelo, anche da qui potrete godere di una vista completa sui monumenti fiorentini, magari trattenendovi ben oltre l’ora del tramonto e assistere  alla visione paradisiaca del Tepidario di Giacomo Roster completamente illuminato. Il nome del luogo deriva dalla bizzarra scultura presente all’interno di questa piccola area verde: una fontana a forma di serpente (secondo altri un drago) che si snoda lungo una scalinata, attraverso cui è possibile raggiungere il parco dell’Orticultura e il suo famoso Tepidarium.

Il Parnaso indica un monte della Grecia centrale, nell’antichità ritenuto sacro al dio Apollo e alle nove Muse che proprio qui avevano una delle loro sedi, un massiccio montuoso dal quale sgorgava la fonte Castalia, passaggio per gli inferi nonché sorgente di purificazione. 

Nello specifico la statua del parco, completata nel 1990 su progetto di Marco Dezzi Bardeschi, fa riferimento al mito di Pitone, un mostruoso serpente figlio di Gea, impastato col fango del Diluvio, che con le sue spire poteva avvolgere sette volte la città di Delfi e il suo alito era talmente pestilenziale da far seccare tutte le piante con cui entrava in contatto (non a caso in greco antico il verbo “pyzein” significa appunto “imputridire”). Fu il dio Apollo a ucciderlo proprio sul monte Parnaso, nei pressi dell’Oracolo di Delfi, e in suo onore vennero istituiti i giochi pitici, festività sacre dell’antica Grecia.

Nel 2003 gli Orti del Parnaso sono divenuti la sede del Giardino dei Giusti, un luogo dedicati al ricordo e alla commemorazione di tutte quelle persone comuni che hanno cercato di salvare altri esseri umani da persecuzioni, genocidi e atti di violenza. Nella parte superiore del parco si trova infatti un esemplare di Carrubo di circa 60 anni, l' albero simbolo del Giardino dei Giusti di Gerusalemme,  dedicato alla memoria di Chico Mendes, sindacalista brasiliano ucciso nel 1988 per la sua azione di difesa degli indios dell' Amazzonia. 

Nella stessa area si trova anche un esemplare di Lagerstroemia di circa 40 anni, dedicato alla memoria del ciclista toscano Gino Bartali, che durante l' occupazione nazista aiutò coraggiosamente gli ebrei perseguitati dal regime, un’azione che nel 2013 gli valse la nomina di “Giusto tra le nazioni”. 

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