Cronaca

La strage dei mercati di Firenze: 2 senegalesi uccisi, altri 3 gravi

Un uomo ha ucciso due cittadini senegalesi, Samb Modou e Diop Mor, e ne ha feriti altri tre. Poi sentendosi braccato si è sparato alla gola. La comunità ha protestato per le strade con un corteo

“Assassini”, “Non siamo animali” gridano con forza, rabbia e disperazione. Uno sciame in collera che si raccoglie in piazza Dalmazia. In terra ci sono ancora i loro amici, compagni, connazionali con un telo sulla faccia. E’ un giorno di follia per Firenze. Qualcuno, si scoprirà più tardi un 50enne legato all’estrema destra,  intorno alle 12 e trenta ha freddato due senegalesi nel mercatino al centro della piazza, e ne ha mandato uno ferito in modo grave all’ospedale. Sono tutti lì prendono i cellulari si chiamano, alle 14 la piazza è carica di tensione. Alcuni si buttano per strada a bloccare il traffico altri, seppur scendano ancora le lacrime sui loro volti, li strattonano, li tirano per la maglie per cercare di riportare un po’ di ordine in una giornata shoccante. Il racconto degli ambulanti è agghiacciante “Uno è sceso dalla macchina, con calma, e ha sparato tre colpi”. Lo stile è da esecuzione fa pensare ad un giro tra racket ed estorsione, ma non è questa la chiave di volta di quella che sarà ricordata come la strage dei mercati del 13 dicembre. C'è’ di più. Arriva il rappresentante della Comunità senegalese, è stravolto, ma cerca di contenere gli animi di un’ira che gorgoglia.



In piazza dicono “E’ stato un italiano, brizzolato, alto un metro e settanta. Ah sì, aveva un’auto grigia”, la tensione non può che salire tra i vucumprà. Quelli spesso etichettati, bollati, con un Mario, Luigi, Marco, solo per farsi scontare una griffe contraffatta. La storia di questa giornata rosso sangue e pelle ebano non finisce, ma si aggrava. Sempre più giù.



Il killer, Gianluca Casseri, come il Breivik norvegese, dopo aver distolto l’attenzione ha deciso di trucidare altri ragazzi in uno secondo punto della città. Scenario analogo: bancarelle, gente che spende, turisti che passano. Nasconde l’auto nel parcheggio di San Lorenzo, poi sale, impugna di nuovo  la 357 Magnum e va a caccia; perché di caccia all’uomo si tratta. Esplode altri colpi. La piazza frastornata si svuota. Due senegalesi vengono portati di corsa all’ospedale. La naja però si stringe, un poliziotto riesce a raggiungere la macchina dell’omicida nel posteggio sotterraneo e spara. Colpisce il retro della vettura. Il cinquantenne sceglie, si punta la pistola alla gola e fa fuoco. Il proiettile trapassa il cranio, vani i soccorsi.

  “Non siamo animali”  

Mentre la seconda trappola mortale attanaglia San Lorenzo, ancora la notizia del secondo agguato non è arrivata, la comunità senegalese alza la voce. Blocca l’accesso a piazza Dalmazia. Poi si parte, verso la Fortezza e poi il centro storico. Gli occhi neri, profondi, chiedono Perché. E le grida “Razzisti”, la gente si affaccia alla finestre. Non è ancora niente. Il clima si sta accendendo. La folla, qualche centinaio di senegalesi, cammina carica d’ira. Perché non riesce a capire. Arriva la notizia del secondo attentato. Un  giovane sbotta prendendosela con alcuni motorini, le urla si fanno più acute. Il corteo arriva sui viali, tutto bloccato. Si arriva alla stazione, i negozi abbassano le saracinesche, il fiume è in piena. Appena arriva la notizia del suicidio del pluriomicida, non cambia niente è difficile far capire un perché di cui non si sa la risposta. E sabato il leader della comunità Pap Diaw ha indetto un nuovo corteo da piazza Dalmazia al mercato di San Lorenzo, seguendo la scia di sangue lasciata da Casseri.
 

 

 

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