Uccise il figlio di un anno a coltellate: l'accusa chiede l'ergastolo per Patriarchi

L'omicidio avvenne il 14 settembre 2018 a Scarperia, nel Mugello. Sentenza il 24 ottobre

Il pm Benedetta Foti ha chiesto al giudice Fabio Frangini l'ergastolo con isolamento diurno per Niccolò Patriarchi, il programmatore informatico di 34 anni che il 14 settembre 2018 uccise il figlio di un anno, Michele, a coltellate. L'omicidio avvenne al culmine di una violenta lite in casa: Patriarchie tentò di uccidere anche la figlia di 7 anni e la convivente, Annalisa Landi, un'impiegata di 30 anni con la quale aveva avuto una discussione per motivi di gelosia. Il processo si svolge con il rito abbreviato, la sentenza è fissata per il 24 ottobre.

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L'omicidio, su cui indagarono i carabinieri coordinati dalla pm Benedetta Foti, avvenne in via San Francesco a Sant'Agata di Scarperia, nel Mugello. A dare l'allarme, quel tragico 14 settembre, la nonna del bimbo. Il personale sanitario provò a rianimare quest'ultimo. Invano, perché il piccolo Michele arrivò senza vita in ospedale. La convivente dell'omicida, ferita alla testa e agli arti, finì invece all'ospedale di Borgo San Lorenzo. In due anni aveva ricevuto dal marito circa 800 messaggi, molti dei quali minatori. Nel corso della lite degenerata in tragedia era presente anche un'altra figlia della coppia, 7 anni, che non riportò ferite. Il 34enne, imputato di omicidio, tentato omicidio e maltrattamenti, difeso dall'avvocato Federico Bagattini, venne trovato sul posto in stato choc dai carabinieri che trovarono e sequestrano il suo coltello.

Prima di vedere suo figlio morire per mano del padre, Annalisa aveva presentato diverse denunce per maltrattamenti a carico del convivente. In una perizia eseguita sul 34enne, nell'ambito di una precedente inchiesta per maltrattamenti sempre sulla donna, rappresentata dall'avvocato Massimiliano Annetta, era emerso come l'uomo  fosse "socialmente pericoloso" in quanto affetto da un "grave disturbo della personalità": per questo doveva curarsi. Ma poteva anche, sempre secondo i periti, essere controllato con i farmaci.

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