Duccio Dini, la famiglia dopo la scarcerazione di tre imputati per omicidio: “Forti perplessità”

Dure reazioni politiche e polemiche, la famiglia: “Ci dissociamo da ogni presa di posizione violenta”

Dopo la diffusione, ieri, della notizia della scarcerazione di altri tre imputati per la morte di Duccio Dini, finiti agli arresti domiciliari, oggi è arrivata una nota della famiglia del giovane, trasmessa tramite l'avvocato Neri Pinucci.

“La famiglia Dini non può che prendere atto del provvedimento emesso dal Tribunale del Riesame in ordine alle misure cautelari, non avendo nessuno strumento processuale per intervenire sullo stesso e neppure potendo conoscerne, ad oggi, il contenuto. Esprime comunque forti perplessità sulla opportunità di tale decisione”, si legge nella nota.

Gli imputati in tutto sono sei. I tre scarcerati, accusati di omicidio volontario, si aggiungono ad altri due già scarcerati e messi ai domiciliari nei mesi scorsi, così in carcere resta solo il 36enne Dehran Mustafa.

Una decisione che ha suscitato, come prevedibile, dure reazioni e polemiche. Aumentate dal fatto che alcuni degli scarcerati sono finiti a scontare i domiciliari in case popolari.

Dopo gli attacchi di ieri in conferenza stampa contro il sindaco Nardella da parte del senatore di Fratelli d'Italia Achille Totaro, oggi sono arrivati quelli di Forza Italia e Lega.

“A sette mesi dalla morte di Duccio Dini ci ritroviamo i rom suoi assassini ai domiciliari nelle case popolari. E' uno scandalo, scriveremo al Ministro Bonafede e al sottosegretario Morrone”, dice il consigliere del Carroccio Jacopo Alberti, indicato nei giorni scorsi da Susanna Ceccardi come possibile candidato sindaco per Palazzo Vecchio.

“Ma Dario Nardella non aveva annunciato che avrebbe tolto le case popolari alle persone coinvolte nella morte di Duccio Dini e a tutti quegli assegnatari coinvolti in reati gravi? Sono passati sette mesi: perché non lo ha fatto?”, chiede la deputata di FI Deborah Bergamini.

Nardella però respinge le accuse al mittente. “Siamo sorpresi e amareggiati per la scarcerazione. Se è dipeso da un problema della legge, allora una legge del genere deve essere cambiata”, ha detto in un video diffuso su Instagram il sindaco, aggiungendo di essere “preoccupato perché, proprio dopo che noi abbiamo proposto la modifica del regolamento sull'assegnazione delle case popolari per impedire che vadano a chi si è macchiato di reati così gravi, si è deciso di inviare questi soggetti agli arresti domiciliari proprio in quegli alloggi”.

Su Facebook e su altri social si sono scatenate anche pesanti offese nei confronti degli imputati, di etnia rom, dalle quali la famiglia Dini ha tenuto a dissociarsi.

La famiglia, si legge infatti ancora nella nota diffusa, “attende l’esito delle indagini preliminari, confidando nell’operato del Pubblico Ministero ed in una rapida conclusione degli accertamenti tecnici in corso, per consentire di affrontare in aula quanto prima il processo, ritenendo che questa sia l’unica sede per l’accertamento dei fatti e dissociandosi da ogni presa di posizione violenta espressa sui social network”.

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