Omicidio Ciatti, il padre: "Processo? Il condannato è Niccolò, ucciso da innocente perché ballava"

A tre anni del delitto di Lloret De Mar parla Luigi Ciatti. Stasera, alle 21, Messa alla Chiesa di Casellina. Poi tutti in piazza per ricordare Nicco con uno striscione e i fumogeni viola. Stampata una maglietta: "Non dimenticatemi"

Niccolò Ciatti

"Il  tempo passa ma per noi che abbiamo avuto una perdita del genere, il dolore non avrà mai fine. La rabbia per quello che è accaduto tre anni fa è sempre la stessa, anzi: è cresciuta. E ancora non siamo a nulla di concreto: non sappiamo neppure quando inizierà il processo a quelle bestie che hanno ucciso così brutalmente e senza motivo mio figlio".

Parola dopo parola, la voce di Luigi Ciatti - il babbo di Niccolò, ucciso a 22 anni in discoteca a Lloret De Mar la notte del 12 agosto 2017 - si fa sempre più scura e profonda, come s' immergesse in un abisso buio, popolato di ricordi terribili, di immagini crudeli, insopportabili.

Le luci della discoteca. Il suo ragazzo che balla felice, spensierato. I giganti ceceni che all'improvviso lo circondano. I calci. Fantasmi che Luigi non riesce a cacciare. "Noi sopravviviamo perché c'è Sara (la sorella minore di Niccolò, ndr) che ha diritto a vivere la sua vita, una vita già stravolta a 21 anni".

"Vado tutti giorni a portare le rose a Niccolò, mattina e sera, al cimitero di Sant'Antonio. Quelle rose che lui amava tanto regalare alla sua fidanzata. Oggi, alle 21, faremo come ogni mese una Messa alla chiesa di Casellina. Poi andremo in piazza della Resistenza e appenderemo uno striscione per ricordare i tre anni dalla morte. E accenderemo tre fumogeni, due viola e uno bianco".

A tre anni dall'assurdo omicidio di Niccolò Ciatti, il padre della giovane vittima scandiccese che ancora non ha avuto giustizia dai tribunali spagnoli, è un fiume in piena: "Le indagini spagnole sono state lacunose, il loro modo di operare nell'inchiesta e nel processo è stato ed è incredibilmente sciatto. L'anno scorso siamo stati all'unica udienza che c'è stata in due anni, e ci siamo sentiti dire che l'unico colpevole sarebbe il ceceno che ha tirato il calcio a Niccolò. E' allucinante". Erano almeno in tre, invece, i ceceni che circondarono suo figlio.

"Si parla tanto male dell'Italia e del nostro sistema giudiziario - dice Luigi Ciatti - ma io sono convinto che qui una cosa del genere sarebbe stata trattata diversamente. In Spagna, quella sera, nessun poliziotto è entrato nella discoteca: è incredibile, dice tutto. E nessuno ha controllato se quella discoteca fosse in regola per sicurezza, capienza: non lo era".

"Io Niccolò ce l'ho sempre qui di fronte a me - scandice il padre con la voce rotta da un'emozione incontenibile - voglio togliere dalla strada questi ceceni balordi che hanno commesso un delitto tanto atroce, insensato, spietato".

L'assenza di pietà. Luigi Ciatti lo ripete di continuo: "Non hanno avuto pietà, nessuna pietà per mio figlio. Quel calcio è stato dato per uccidere, è stato voluto. Ora il ceceno che l'ha dato è in carcere (in attesa di giudizio, ndr) ma è già la quarta volta che tramite i suoi avvocati chiede la scarcerazione". Il ceceno si chiama Rassoul Bissoultanov, è un lottatore professionista di Mma.

"Per lui, il ceceno, è stata una disgrazia. Ma si rende conto? Ora ha pure fatto ricorso alla corte d'appello di Girona per chiedere la scarcerazione. Il nostro legale, l'avvocato Agnese Usai, si è opposta. Vedremo". 

Ma quando inizierà il processo agli assassini di suo figlio? "Credo che dopo agosto avremo notizie più precise sul rinvio a giudizio. Il processo dovrebbe celebrarsi - almeno iniziare con una prima udienza - entro l'autunno, speriamo". A processo andrà sicuramente Bissoultanov.

E dovrebbe andarci - ma la decisione del tribunale di Girona ancora non è arrivata, causa Covid - anche il suo compare 'con la maglietta rossa', Mosvar Magomadov, incastrato dalle immagini delle telecamere. Immagini in un primo momento 'sfuggite' agli inquirenti spagnoli.

"Poi, in realtà, a noi non cambia niente. Il condannato è Niccolò, condannato a morte da innocente perché lui quella sera ballava, non cercava di far casino. Era a ballare in discoteca. E' stato circondato e ucciso in 20 secondi. In un modo assurdo, brutale. Condannato perché si stava divertendo. Ed è andata così perché non ha funzionato nulla. Non c'erano controlli, i buttafuori non hanno fatto nulla".

"Noi vogliamo che il nostro ricordo per Niccolò sia una pena esemplare a questi balordi assassini, vogliamo che la giustizia funzioni, che chi ha sbagliato paghi - afferma Ciatti - Serve certezza della pena e servono controlli nelle discoteche, affinché quel che è successo a mio figlio non si ripeta. E vogliamo che i colpevoli marciscano in carcere".

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Intanto però, in Spagna, "di quello che è accaduto a Niccolò non parla più nessuno. Non vogliamo che succeda anche in Italia. Per questo abbiamo stampato una maglietta che indosseranno gli amici di Nicco". Sopra c'è l'immagine di Niccolò. E la scritta 'Non dimenticatemi'.

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