Odio razziale, Guido Gheri contro tutti: "Qui giustizia e media corrotti". E chiede di essere processato altrove

Il dj scandiccese imputato di istigazione all'odio razziale, calunnia e diffamazione presenta al giudice un'istanza di rimissione per "legittimo sospetto". Deciderà la Cassazione

Il dj scandiccese Guido Gheri ha presentato una voluminosa istanza di rimissione del processo in cui è accusato di istigazione all'odio razziale, calunnia e diffamazione. Secondo il fondatore di Radio studio 54, infatti, sussisterebbero “gravi condizioni locali” di pregiudizio nei suoi confronti da parte dell'autorità giudiziaria: sia quella inquirente che, evidentemente, quella giudicante.

Sulla base di questo “legittimo sospetto” (Gheri accusa gli operatori della giustizia così come i media fiorentini di essere “corrotti”), il dj ha quindi chiesto alla giudice per l'udienza preliminare Antonella Zatini che il processo nei suoi confronti si svolga in un'altra sede giudiziaria (cioè Genova).

Adesso la gup dovrà trasmettere l'istanza – firmata da Gheri di suo pugno – ai giudici della Suprema Corte, come da procedura. La Cassazione stabilirà quindi e ammettere o rigettare l'istanza che chiede il trasferimento del processo. La data è stata fissata al prossimo 16 giugno.

Stamani Gheri e sua moglie Angela Marchese (anch'ella imputata di calunnia) sono peraltro comparsi davanti al gup senza il loro legale, l'avvocato Carlo Taormina. Stando a quanto ricostruito, l'avvocato avrebbe infatti rinunciato di recente al mandato. A Gheri e alla moglie (finita nei guai per aver scritto falsamente che i carabinieri mandati nei mesi scorsi a “staccare la spina” alla radio, agirono di fatto senza mandato di un giudice) è stato così assegnato un nuovo difensore d'ufficio.

Sempre stamani, si sono costituite davanti alla giudice le parti civili. Si tratta dei due carabinieri calunniati, rappresentati dall'avvocato Leonardo Zagli, di un ex collaboratore di Gheri, rappresentato dall'avvocato Emanuele Calabrese e dell'avvocato Paolo Florio, ex legale del dj, rappresentato dalla collega Donatella Casini.

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Secondo la ricostruzione dell'accusa, la sostituto Christine Von Borries, i due professionisti sarebbero stati diffamati da Gheri nel corso della sua trasmissione radiofonica "Voce al popolo". Trasmissioni in cui Gheri, secondo l'accusa, istigava all'odio razziale attaccando minoranze etniche come indiani, rom e arabi.

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