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Cronaca Via Silvio Spaventa

Via Spaventa: rischio sgombero per la palazzina occupata dai somali/ FOTO

Sono circa 120 e provengono dall’ex Aiazzone di Sesto Fiorentino. I migranti “Ci sentiamo come vermi”  

Youssef è nato nel 1988 in Somalia, racconta: “Io ho conosciuto solo la guerra, quando ero piccolo mi hanno sparato a una gamba. Sono scappato e sono in Italia da 10 anni però qui non riesco a lavorare”. L’ultimo lavoro di Youssef risale a 6 mesi fa: ha fatto volantinaggio per un breve periodo, dovevano dargli più di 100 euro ma ancora non ha visto un soldo. Lui è uno dei 120 somali che vivevano nell’ex capannone Aiazzone di Sesto Fiorentino, a gennaio qui scoppiò un incendio e perse la vita un 35enne. I migranti per un periodo si spostarono nel palazzetto di Sesto Fiorentino per poi arrivare nella palazzina di via Spaventa.

L’edificio è di proprietà dei gesuiti, qui fino a pochi anni fa abitavano dei preti poi la struttura è rimasta disabitata. Grazie al Movimento di Lotta per la Casa i migranti si sono insediati nell’edificio. In un primo momento i padri gesuiti li hanno accolti ma nelle ultime settimane sembrano aver cambiato idea. Nei giorni scorsi è stata diffusa la notizia che la palazzina rischia lo sgombero. L’edificio non garantirebbe la sicurezza delle persone che vi abitano. “ Si tratterebbe dell’ennesimo ‘sgombero umanitario’- spiega Luca Toscano del Movimento Lotta per la Casa -. Si rischia ciò che è successo in via Luca Giordano quasi un mese fa quando sono arrivati polizia e vigili urbani a sgomberare senza proporre una soluzione abitativa alternativa ai 50 rifugiati somali che stavano lì. E si trattava di uno stabile di proprietà comunale”. 

Il Movimento di Lotta per la Casa, Medici senza Frontiere, Medu-Medici per i diritti umani, i rifugiati sgomberati da via Luca Giordano e i rifugiati di ex-Aiazzone chiedono alle istituzioni di prendersi carico di questa situazione e denunciano “l'inadeguatezza dell'attuale sistema di accoglienza mentre continua a prevalere una lettura dei fenomeni migratori schiacciata sul punto di vista dell'ordine pubblico, sia che riguardi la criminalizzazione degli sbarchi e il blocco delle navi dalla Libia, o le proclamazioni di sgomberi di stabili occupati”.

La Somalia è attraversata da guerre dall’inizio degli anni Novanta, dal 2006 i terroristi di Al-Shabaab seminano il panico in tutto il Paese. Pochi giorni fa è stato ucciso il padre di uno dei ragazzi di via Spaventa, dovrebbe tornare in Somalia per dargli una degna sepoltura ma non ha i soldi per comprare il biglietto aereo. Tutti coloro che arrivano dalla Somalia hanno quindi lo status di rifugiato: sono persone che secondo il diritto internazionale, e anche quello italiano, scappano dal loro Paese di origine a causa di una guerra in corso. Non sono migranti economici. Eppure alcuni di loro devono ancora vedersi riconosciuto il loro status giuridico. “Mia moglie e mia figlia sono in Germania - racconta Assan -. Sto cercando di mettere i soldi da parte per raggiungerle. La Germania sembra diversa dall’Italia: lì la legge vale, se devi pagare paghi (Assan intende le tasse), qui non sembra obbligatorio”.   

“Chiediamo un tetto, cibo e acqua - spiega Mohammed Alì, portavoce dei rifugiati -, adesso al parco delle Cascine ci sono ragazzi che dormono lì perché non sanno dove andare a dormire. Ci capita solo di poter fare dei lavori saltuari, noi vogliamo lavorare. Stare in un centro di accoglienza per 6 mesi non ha senso, siamo sballottati da una parte all’altra, ormai ci vedono come vermi, degli oggetti brutti da scansare sulla strada”. 

Nessuno dell’amministrazione comunale si è presentato in via Spaventa. L’ultima volta che i somali dell’ex Aiazzone hanno visto un assistente sociale è stato all’indomani del rogo di gennaio. Altro problema: senza un’abitazione stabile i migranti non hanno una residenza e di conseguenza non possono accedere agli esoneri per i servizi sociosanitari. “I malati devono pagarsi le medicine quando non hanno neanche un euro per comprarsi l’acqua”, è la denuncia di Françoise Farano di Medu-Medici per i Diritti Umani.

Occupazione somali via Spaventa

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