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Cronaca

Corte d'Appello: Alessandro Nencini nuovo presidente. "Riforma della giustizia? Epocale ma serviranno idee chiare e una volontà politica precisa"

E' il giudice che condannò Amanda Kox e Raffaele Sollecito a 28 e 25 anni di carcere nell'appello bis per l'omicidio Kircher. Succede a Margherita Cassano

Il giudice Alessandro Nencini è il nuovo Presidente della Corte d’Appello di Firenze. Succede a Margherita Cassano, divenuta nei mesi scorsi presidente aggiunto della Corte di Cassazione, prima donna a raggiungere tale ruolo nella storia della Repubblica. Nato il 20 agosto 1955, Nencini è entrato in magistratura il 12 novembre 1981. Dal 1989 al 1996 è stato sostituto procuratore della Repubblica presso la procura circondariale di Firenze, dal 1996 al 2001 sostituto procuratore della Repubblica presso la Procura di Firenze. Dal 2012 al 2020 è stato Presidente della 1° Sezione penale della Corte d’Appello di Firenze: sua ad esempio, sette anni fa, la sentenza di condanna a  28 e 25 anni di carcere a carico di Amanda Knox e Raffale Sollecito per l'omicidio di Meredith Kircher.

Presidente Nencini, la riforma della giustizia sta per diventare realtà

“La riforma che si delinea è epocale per la giurisdizione italiana perché cambierà il modo di lavorare del giudice sia civile che penale e cambierà il rapporto fra il giudice e la giurisdizione. Occorrerà ripensare alle procedure di lavoro ma è una sfida molto interessante, perché c’è una prospettiva concreta”.  

E' un momento importante per la giustizia italiana

“Dopo un’esperienza di oltre 40 anni in magistratura, tutte le riforme che ho visto nel passato si muovevano nella logica della riforma a costo zero e si basavano soltanto su aggiustamenti legislativi. Queste riforme hanno avuto il respiro corto, questa volta, invece, diciamo che grazie anche all’impegno finanziario che l’Europa ha destinato al nostro Paese ci sono risorse che possono essere impiegate per un ripensamento della giurisdizione. Ma non basterà perché occorreranno idee chiare e una volontà politica precisa. Non bisogna dimenticare che, se i processi in Italia durano più che in Germania o in Spagna (e i giudici italiani sono fra i più produttivi e la qualità dei provvedimenti è eccellente), il problema sta nel fatto che abbiamo costruito negli anni una serie di procedure che, nell’ottica di un’accentuata garanzia di tutti gli aspetti processuali, ha portato a una elefantizzazione del procedimento che richiede tempi molto lunghi”.

Come accorciarli? 

“Per una effettiva riduzione dei tempi dei processi in questo Paese occorreranno risorse da investire e scelte precise da parte legislatore sui meccanismi processuali. Si dovrà abbandonare qualche illusione come, ad esempio, quella di poter avere tre gradi di giurisdizione piena per tutti, che nessun Paese moderno riesce a garantire.  Dovranno essere privilegiate altre esigenze, altre priorità quali il rapporto fra il prodotto giustizia e la spesa. Dovranno, perciò, essere fatte delle scelte da parte della politica: non bastano le risorse, le riforme devono essere volute e pensate da chi ha l’obbligo e l’onore di rappresentare l’elettorato italiano”.

Che effetto ha avuto la pandemia sul lavoro della Corte d’Appello?

 La Corte – una Corte in cui mi hanno preceduto dei grandi presidenti - ha sopportato l’impatto della pandemia nel 2020 sostanzialmente non azzerando la risposta di giustizia. La giurisdizione è sempre andata avanti nonostante le difficoltà dovute all’emergenza sanitaria, grazie al lavoro dei magistrati e del personale amministrativo che ha dato veramente tutto quello che poteva per mandare avanti la giurisdizione. Quindi un grazie particolare a loro e un grazie ai colleghi che si sono impegnati in questo anno difficile e, che so, si impegneranno anche nella riforma del processo perché noi abbiamo a disposizione delle energie molto importanti. Il mio ringraziamento va anche a chi ci ha supportato dall’esterno, alle Istituzioni pubbliche anche rappresentative e territoriali. La Toscana è una regione virtuosa da questo punto di vista, quest’anno abbiamo elaborato una serie di protocolli che abbracciano tutto l’ambito della vita civile e credo che si debba continuare su questo percorso. Qualunque riforma ha bisogno di una condivisione di fondo, è, perciò, mia intenzione coinvolgere tutti i soggetti istituzionali nelle scelte che la Corte d’appello farà da qui ai prossimi tre, quattro anni”.

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