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Eike Schmidt, direttore degli Uffizi

Eike Schmidt, direttore degli Uffizi

Il museo dopo il Covid-19, cosa cambierà? Il direttore degli Uffizi: "Più tecnologia e slow tourism"

Corridoio Vasariano e Loggia Isozaki, Schmidt: "Intendiamo assolutamente portare al completamento i lavori nei tempi previsti"

L'emergenza coronavirus sta mettendo a dura prova anche il mondo dell'arte, centinaia di concerti sono stati annullati o posticipati e molte mostre temporanee non potranno essere visitate. Con le porte dei musei chiuse, direttori, curatori e lavoratori delle gallerie hanno cercato modi alternativi, e tecnologici, per permettere a tutti di godere dell'arte. Visite virtuali, video con spiegazioni e aneddoti pubblicati sulle pagine social e perché no anche giochi che stimolano la creatività.

A Firenze le Gallerie degli Uffizi regalano ogni giorno un video che racconta, in circa tre minuti, una storia, un artista, una sala o una curiosità, ad esempio voi sapete quale era il vino preferito dal Granduca? Il museo fiorentino è un ottimo esempio di dialogo virtuale con lo spettatore, ha saputo sfruttare l'immediatezza dei social per portare in ogni casa un po' di bellezza.

L'intervista al direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt

Il digitale sta aiutando i musei ad arrivare nelle case di tutto io mondo, in parricolare i video pubblicati dagli Uffizi sulla pagina Facebook hanno un grandissimo riscontro.

Secondo lei direttore, questi mesi di chiusura sociale saranno uno stimolo per "andare al museo" oppure saranno i musei a dover stimolare gli utenti? In poche parole cambierà il modo di vivere il museo da parte dei visitatori?

"Come possiamo vedere da ciò che il pubblico scrive ogni giorno sui nostri social, ci sono tantissime persone che, apprezzando i capolavori degli Uffizi sul web, poi manifestano il desiderio di venire a trovarci dopo la riapertura. D’altra parte la visita virtuale serve a risvegliare curiosità, a riaccendere interessi magari insospettati: così chi ama le opere d’arte è invogliato ad ammirarle anche dal vero. Per quanto riguarda i musei, direi dunque che essi instaurano con i social e le offerte culturali sul web una relazione molto simile - sebbene più fantasiosa - a quello che vi è con i libri d’arte: sfogliandoli, si avverte il bisogno di un contatto più diretto con le opere. In termini più generali, su questo argomento possiamo dire che, come in tanti altri settori, anche nel mondo culturale e dei musei l’emergenza del coronavirus spinge inevitabilmente verso la digitalizzazione. La nuova sfida, su questo fronte, sarà di far interagire la sfera digitale e quella reale in un modo efficace e interessante, adeguato alle condizioni proprie di entrambi questi mondi: il web e i social dovranno dunque funzionare prima come richiamo, poi come approfondimento, dell’esperienza autentica".

Questa emergenza spingerà i musei a fare un uso più consapevole del digitale, a sfruttare Internet come un alleato?

"Occorre dire che alle Gallerie degli Uffizi il mondo digitale è attivo da ben prima della pandemia, però senza dubbio le condizioni di queste ultime settimane ci hanno spinto a potenziare questi strumenti. Il nostro canale più di successo, Instagram, aperto nel 2016, adesso conta oltre 445mila followers, ma già a fine gennaio superava i 400mila, rendendoci il museo italiano più seguito e tra i primi del mondo. Dall’8 marzo sta crescendo notevolmente anche Twitter. Lo sbarco su Facebook il giorno dopo la chiusura del Paese è stato un grande successo, e il nostro format con brevi video commentati è stato poi seguito da molti altri musei, sia in Italia che all’estero. Gli Uffizi sono ormai dei trend-setter, e questo anche grazie al dialogo aperto, democratico che i social instaurano con i visitatori e gli ammiratori virtuali. In diciotto giorni su Facebook abbiamo raggiunto e superato la soglia dei 37mila follower; alcuni video che abbiamo pubblicato sono stati visti da centinaia di migliaia di persone. Con la "rubrica" #UffiziDecameron offriamo clip, foto e testi che si ispirano al principio dell’opera di Boccaccio, la bellezza contro la morte. Ogni mattina pubblichiamo un video di tre minuti; sta andando molto bene la serie #lamiasala, in cui curatori, assistenti, restauratori ed altri lavoratori dei nostri musei presentano le loro sale e opere preferite delle Gallerie. Abbiamo voluto lasciare spazio alle diverse personalità, scoprendo nei nostri colleghi interessi, capacità e risorse comunicative altrimenti insospettate".

Come affronta questa crisi sociale il museo e come fronteggia, e fronteggerà, la crisi economica?

"Vorrei sfruttare questa domanda per sottolineare un elemento forse ancora più importante. Perché il problema è culturale, prima ancora che economico. Questa crisi epidemiologica potrebbe essere il momento giusto per ripensare musei e turismo. Le città d'arte non riescono a sostenere il turismo di massa così come lo abbiamo visto negli ultimi anni. Occorre dunque riconvertire tutto il sistema allo slow tourism. È meglio tornare più volte a vedere le città d’arte, ogni volta in modo approfondito, a lungo, con curiosità, amore e pazienza, piuttosto che di fretta e brevemente. Questo è stato invece, purtroppo, lo “stile” del turismo degli ultimi anni, un turismo che seguiva i ritmi accelerati delle nostre esistenze, e di cui le stesse città d’arte hanno approfittato, magari sentendosi nel contempo cannibalizzate. Ora tutto è stato bloccato d’un colpo dalla pandemia: dobbiamo pensare bene al passo con cui vorremo ripartire".

Con il Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’Informazione e Matematica (DISIM) dell'Università degli Studi dell'Aquila il museo ha messo a punto un sistema per conoscere il tempo di attesa in fila, avete in programma di intensificare questo tipo di tecnologie?

"Certamente. La sperimentazione dell'algoritmo saltacoda sta andando avanti in maniera molto soddisfacente, e già da due anni l’abbiamo utilizzata nelle domeniche gratuite: le file sono sparite d’un colpo, il museo era frequentato ma senza che si creassero imbottigliamenti. Ci auguriamo di poter al più presto applicare questo sistema di accesso ogni giorno: utilizzandolo, abbiamo rilevato che in media la durata dell’attesa per entrare è di poco superiore ai 5 minuti. Ma non solo. Parlando dell'oggi, e pensando ad una plausibile fase intermedia di riapertura dei musei che immagino sarà graduale, l'algoritmo saltacoda potrebbe essere anche usato per distanziare le presenze dei visitatori in Galleria. In museo entrerebbero meno persone, e potremmo gestirne correttamente e coerentemente i flussi in maniera dinamica, anche riducendoli secondo le necessità. Questo consentirebbe di curare al meglio e con estrema fluidità il social distancing, comunque necessario anche in una eventuale fase di parziale riapertura".

A novembre 2019 erano state date notizie positive sulla loggia Isozaki, può darci qualche aggiornamento? La riapertura del Corridoio Vasariano è in programma per il 2021, ritiene che possa essere confermata?

"In questo momento la priorità di tutti i direttori di museo è pensare a quando e a come si potranno riaprire le porte al pubblico – si spera presto compatibilmente con il miglioramento delle condizioni sanitarie generali. Solo quando ciò avverrà potremo far ripartire i molti progetti interrotti, che intendiamo assolutamente portare al completamento nei tempi previsti, naturalmente al netto della pausa attuale".

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