Il direttore degli Uffizi Schmidt: "Portare i musei nelle periferie"

Il direttore degli Uffizi rilancia l'idea di una città policentrica

Un modello di città policentrico, dove siano valorizzate anche le periferie e i comuni vicini. A rilanciarlo, questa mattina in occasione della riapertura del giardino di Boboli dopo il lockdown, è il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, dopo averne già parlato nelle scorse settimane.

"Sono scettico rispetto ad un nuovo grande museo, ad un progetto megalomane. Piuttosto penso a diversi musei di medie dimensioni", ha detto Schmidt, con una visione quindi diversa da quella degli 'Uffizi 2' come un nuovo grande museo, secondo quando detto nei giorni scorsi a Repubblica dal soprintendente Andrea Pessina.

Peraltro tra Pessina e Schmidt è divera anche l'idea di 'periferia', che per Schmidt deve essere 'periferia vera', come ad esempio l'Osmannoro. "Sarebbe sbagliato costruire un solo grande museo solo per i turisti, ma diversi musei rivolti anche ai residenti", dice Schmidt.

Fare insomma di necessità virtù, dopo che l'emergenza coronavirus ha dimostrato che una città costruita con il centro storico votato esclusivamente al turismo non può funzionare a lungo.

Non sono in centro devono tornare i fiorentini e servizi a loro dedicati, ma "è necessario recuperare le periferie e portarci anche cultura e musei di piccole medie dimensioni. Non un progetto megalomane. Le periferie un tempo erano i luoghi migliori dove vivere, poi il modello si è invertito ma possiamo e dobbiamo invertirlo nuovamente. E per farlo ci vorrà anche cultura, musei, teatri", sottolinea Schmidt.

Del resto è quello che successe "quando fu aperta la Galleria dell'Accademia, il museo di San Marco, il Museo Archeologico, la Sinagoga, tutti aperti in posizioni che all'epoca erano di periferia".

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Il direttore degli Uffizi cita, per ora solo a titolo di esempio, la possibilità di aprire un nuovo museo anche in comuni vicini come Lastra a Signa o nel Mugello, ad ogni modo dove "possa facilmente arrivare il trasporto pubblico o la tramvia". Un modello di 'cultura diffusa' nel territorio insomma, da poter realizzare nei prossimi cinque-dieci anni.

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