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Ristoratore "ribelle": da Tito ancora aperto nonostante la chiusura

Multati dodici clienti. Sindaco e Prefetto sbottano contro i ribelli 

Nuovi controlli all’interno del ristorante-pizzeria da Tito. Ieri sera, intorno alle 20, la polizia è tornata nel locale di Via Baracca dopo che il giorno precedente al titolare, Momi El Hawi, già promotore della protesta della scorsa settimana Ioapro1501, era stata notificata la sospensione di cinque giorni dell’attività per aver aperto al pubblico violando le disposizioni del Dcpm emanato per il contrasto al Covid-19. Gli agenti intervenuti mercoledì avevano trovato 31 avventori che stavano consumando la cena come se nulla fosse. 

Il titolare ha ormai da mesi messo in piedi la sua battaglia in merito alle chiusure, tanto che sono almeno dieci le sanzioni a cui dovrà far fronte per non aver rispettato le disposizioni. 

Ieri, a farne le spese, anche dodici clienti che sono stati multati di 400 euro. Disposta la chiusura del locale per altri cinque giorni.

Il sindaco e il prefetto furiosi per i ribelli

Proprio i "ribelli" che forzano le norme antiCovid, da cui hanno hanno preso le distanze le categorie economiche, hanno fatto andare su tutte le furie il sindaco di Firenze Dario Nardella e la prefetta Alessandra Guidi. Quest'ultima, precisa l'agenzia Dire, ha firmato un'ordinanza che stoppa per 30 giorni il locale di uno dei ristoratori 'ribelli' (per adesso sul nome resta la riservatezza, visto che il provvedimento è in corso di notifica).

"Contro questi 'fenomeni', che sfidano apertamente le istituzioni mettendo a rischio la salute dei loro dipendenti e dei clienti, siamo e continueremo ad essere severissimi", assicura il sindaco nel corso della conferenza stampa convocata con il prefetto per presentare i 'tavoli della legalita''. Una durezza contro i 'ribelli', "per fortuna pochi in città", che definisce "opportuna, perché queste pratiche illegali sono inaccettabili. Anche ieri sono stati individuati dei locali dove sono stati multati anche i clienti" e "posso assicurare, per quel che mi riguarda, che l'azione di contrasto andrà avanti".

Di mezzo, spiega, c'è anche la tutela della "stragrande maggioranza degli imprenditori, che giustamente manifestano i loro problemi e disagi ma rispettando le regole, senza usare la violazione esplicita e ostentata delle leggi come strumento di pressione sulle istituzioni e sull'opinione pubblica". Delle manifestazioni di chi apre, ragiona, "non c'è bisogno" visto che "per noi la legalità è un punto assolutamente indiscutibile. Senza non c'è libertà". Che siano pochi gli imprenditori ad aprire dopo le 18 lo conferma il prefetto Guidi: "Sono veramente un manipolo ridotto".

Tuttavia, ed ecco uno dei punti su cui si irrigidisce palazzo Medici Riccardi, il loro controllo drena energie: "Sottraggono tempo alle forze di polizia". Oltre a questo, aggiunge, sono "un elemento destabilizzante, perché veicolano un messaggio assolutamente improponibile, devastante per la tenuta del tessuto democratico nel territorio e nel Paese". In questa fase, prosegue, "stiamo procedendo con i dovuti passi, anche con sanzioni" accessorie alla multa. "Per cui uno dei ristoratori che ha collezionato numerose recidive, tra i più restii all'osservanza delle regole, avrà un'ordinanza di sospensione per 30 giorni". E se azioni così importanti non riporteranno al rispetto delle regole, scatterà "inevitabilmente anche la revoca della licenza, per non parlare delle conseguenze penali annesse a questi comportamenti".

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