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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Cronaca

Moschea, il neo assessore Martini: “Luogo di culto adatto è dovere irrinunciabile”

Il commento di Alessandro Martini, che ha le deleghe ai rapporti con le confessioni religiose, su una questione di cui si parla da tempo

Di moschea a Firenze se ne parla da anni, ma ancora nessun passo concreto è stato fatto. Più volte era sembrato, negli anni passati, che la situazione si sbloccasse, con incontri e trattative tra Comune e comunità islamica che sono andati avanti tra alti e bassi.

Una delle ultime ipotesi, inizialmente sostenuta anche dal sindaco Dario Nardella, concerneva l'ipotesi della costruzione della moschea nell'ex caserma Gonzaga, ipotesi poi naufragata.

E' la comunità islamica che deve presentare proposte al Comune (e finanziare integralmente il progetto e la costruzione), mentre il Comune deve dare l'ok sulle procedure urbanistiche.

Ieri, ultimo giorno di Ramadan, oltre 6mila fedeli musulmani si sono ritrovati a pregare sul campo di calcio della Floriagafir, a Campo di Marte, perché di fatto l'unico luogo di culto ufficiale adesso è l'ex garage di Borgo Allegri, del tutto insufficiente e poco dignitoso sia per la comunità islamica che per il quartiere.

Del tema ha parlato ieri anche il neo assessore Alessandro Martini, ex direttore della caritas e che ha ricevuto dal sindaco Nardella, tra le varie deleghe, anche quella ai rapporti con le confessioni religiose.

“A Firenze se ne parla da tanto tempo. E' importante dire una parola decisiva sul luogo di culto per i nostri fratelli musulmani”, ha detto Martini, a margine della prima seduta di giunta convocata ieri da Nardella al memoriale di Auschwitz presso l'Ex3 di viale Giannotti.

“Le modalità attraverso le quali ci arriveremo riguardano l'urbanistica, ma sulla quesitone di fondo dico che è un dovere irrinunciabile dare la possibilità di un luogo adatto per il culto. Firenze è città della cultura e del dialogo tra le diverse espressioni religiose”, ha concluso Martini.

Chissà che nei prossimi mesi non si sblocchi qualcosa. Anche per garantire un diritto, quello di "professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata", garantito dalla Costituzione della Repubblica.

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