Morte Duccio Dini, il pm: "Duccio vittima di incultura zingara". Chiesti fino a 22 anni per i sette rom imputati

Al processo in corso in aula bunker è il giorno della requisitoria dell'accusa

Duccio Dini, morto a 29 anni dopo esser stato travolto da un'auto coinvolta in un folle inseguimento tra membri di due famiglie rom in via Canova, "fu vittima incolpevole, sacrificale di un'incultura zingara" basata "su un senso troppo forte della famiglia e su un atteggiamento di spregio verso la figura femminile".

Lo ha detto il sostituto procuratore Tommaso Coletta nel corso della sua requisitoria al processo per la morte del giovane investito e ucciso all'Isolotto il 10 giugno 2018, mentre era fermo a un semaforo rosso in sella al suo scooter. L'accusa ha chiesto condanne fino a 22 anni di reclusione per gli imputati, sette rom del campo nomadi del Poderaccio accusati di omicidio volontario con dolo eventuale: Kole Amet, 41 anni; Kjamuran Amet, di 39; Renzi Amet, 67 anni; Emin Gani, 29 anni; Antonio Mustafa, di 46 anni; Dehran Mustafa, 38enne; Renzi Mustafa, 22enne.

Nel dettaglio, il pm ha chiesto 22 anni per Kjamuran Amet, 21 e 6 mesi per Remzi Amet, Remzi Mustafa, Dehran Mustafa e Antonio Mustafa, 9 anni per Kole Amet ed Emin Gani. Chiesto alla Corte d'Assise presieduta dal giudice Raffaele D'Isa anche la confisca delle auto coinvolte nell'inseguimento e la trasmissione degli atti alla procura circa la posizione di un testimone, accusato di aver testimoniato falsamente in aula di aver accompagnato Renzi Amet sul luogo dell'incidente, sostenendo così che quest'ultimo non fosse stato coinvolto nell'inseguimento - generato da una faida familiare - da cui è scaturita la tragedia.

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Il processo, che si svolge nell'aula bunker di via Paolieri, proseguirà con le arringhe difensive ed eventuali repliche e controrepliche. La sentenza è attesa tra circa un mese.

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