Morte di Astori: svolta nelle indagini

Alcune analisi avrebbero rivelato la patologia del capitano della Fiorentina

Gli elettrocardiogrammi effettuati da Davide Astori al centro di Medicina dello sport del policlinico di Careggi avevano messo in evidenza la presenza di extrasistole ventricolari nel corso delle prove da sforzo cui il calciatore era stato sottoposto per ottenere il certificato di idoneità sportiva nel luglio del 2016 e nello stesso mese dell’anno successivo.

In particolare, nel referto del tracciato del 2017 era stata sottolineata un’extrasistolia a due morfologie, un indizio che la centralina elettrica del cuore del difensore di Fiorentina e Nazionale e, prima, di Roma e Cagliari, non funzionava come avrebbe dovuto. E' quanto rivelato questa mattina dal quotidiano fiorentino la Nazione.

Il giornale si chiede se il capitano, morto improvvisamente lo scorso 4 marzo ad appena 31 anni, si sarebbe potuto salvare. Sono in corso le indagini da parte della procura di Firenze che nei prossimi giorni potrebbe arrivare a una svolta.

Il 31enne avrebbe sofferto di una cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, come è stato evidenziato nella perizia consegnata alla procura di Udine da Gaetano Thiene (massimo esperto al mondo di questa patologia: è stato lui a scoprirla nel 1979), professore emerito di Anatomia patologica all’Università di Padova e Carlo Moreschi, patologo, professore dell’Università di Udine.

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