Cronaca Novoli / Via Francesco Baracca

Ristoratore ribelle: Momi rischia la chiusura definitiva del locale di Via Baracca

Al via l’iter per la chiusura definitiva del locale che ha violato numerose volte le norme anticovid

Momi credits pagina Facebook

Il ristorante-pizzeria da Tito rischia la chiusura definitiva dell’attività dopo le numerose proteste in zona rossa e arancione durante le quali il titolare Momi El Hawi ha più volte lasciato aperto il locale di Via Baracca (non coinvolti quelli di Careggi e Gavinana). Il provvedimento è stato emesso a causa delle numerose violazioni alle normative anticovid e inosservanza dei provvedimenti di sospensione dell’attività. Per questi motivi, anche d’intesa con la Prefettura di Firenze, il Comune ha deciso di procedere con gli atti necessari per la chiusura definitiva dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande.

Al titolare, tra i leader di Ioapro, finito negli ultimi mesi sulle pagine dei quotidiani anche per le accese proteste verificatesi a Roma, ieri è stato notificato l’avvio del procedimento da parte del Comune di Firenze per le ripetute contravvenzioni alle disposizioni emergenziali relative al Covid-19, rilevate in più occasioni dalla polizia municipale e da altre forze di polizia.

Le violazioni contestate hanno riguardato la reiterata inosservanza dell’obbligo di rimanere chiuso e la rimozione dei sigilli apposti al locale, “chiara manifestazione del dispregio delle regole di condotta a presidio della salute e della sicurezza pubblica e dei criteri di leale concorrenza che dovrebbero orientare il comportamento non solo di chi opera in un delicato settore del commercio pubblico ma di qualunque cittadino”.

Momi El Hawi in serata si è sfogato con una diretta Facebook: “Le multe sono illegittime”. Prendendola anche con i social network perché erano state bloccate alcune dirette: “Non c’è più libertà di espressione”. Accusando il sindaco di comportamento non corretto: “Perché non andate alle Cascine a vedere quelli che spacciano?”. Il ristoratore, il locale non è ancora chiuso e entro dieci giorni potrà depositare documenti a sua difesa, ha detto che si muoverà anche per capire se sia stata violata la sua privacy in merito alla diffusione della notizia della notifica. E promette battaglia. 
 


 

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