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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca Vicchio

Migranti: Cas pieni, ma nella rete Sai c’è ancora posto

“Il decreto Cutro ha peggiorato la situazione”. A Vicchio dietrofront sulle tende

Emergenza migranti e strutture piene a Firenze e provincia, ma le tende montate a Vicchio alla fine resteranno inutilizzate. Dopo le polemiche per il secondo caso nel giro di un mese e mezzo dopo quello di Pelago, ieri in serata il sindaco del comune mugellano, Filippo Carlà Campa ha infatti annunciato il dietrofront: “Dopo un lavoro in sinergia di prefettura, sindaci e associazioni le persone previste a Vicchio, nelle ultime ore calate a 8 e poi 5 (in un primo tempo dovevano essere 16, ndr) hanno trovato un’altra sistemazione, più idonea. Sono davvero contento. C’era un’urgenza, una emergenza che abbiamo cercato di contenere, e alla fine con un forte impegno siamo riusciti a evitare l’utilizzo, comunque temporaneo, delle tensostrutture”.

Nonostante ciò il problema degli spazi dove ospitare i migranti è sempre più pressante, con il paradosso dei Cas (Centri accoglienza straordinaria) che traboccano e dei posti nella rete Sai (Sistema accoglienza integrazione) che restano vuoti. “Col decreto Cutro si è impedito di passare dai Cas ai Sai per i richiedenti diritto asilo. E questo secondo me è uno sbaglio - ha nuovamente sottolineato ieri il presidente della Regione Eugenio Giani - Prima del decreto, si entrava nei Cas e poi si andava nei Sai, nelle strutture di accoglienza e integrazione, dove, oltre a offrire vitto e alloggio, all'immigrato si insegnano i primi rudimenti di italiano, si sviluppano delle politiche attive sul lavoro. Ora dobbiamo rimediare a questo errore”.

Parole condivise da chi lavora nell’accoglienza, come la Fondazione Solidarietà Caritas Firenze, Vincenzo Lucchetti. “Non abbiamo la situazione esatta dei posti Sai, però oggettivamente siamo di fronte a un problema enorme che si è aggravato con il decreto Cutro - Per quanto ci riguarda, le nostre strutture sono piene ed è sempre più difficile trovarne di nuove”.  “Certo - evidenzia - il tema principale è quello del grande numero di migranti che stanno arrivando e capisco che le Prefetture devono in qualche modo sistemare queste persone. Ma limitare l’accesso al Sai confidando poi nel turnover di chi viene ospitato nei Cas non è il modo migliore per affrontare la questione; sono persone che quando escono vanno seguite, non possono essere abbandonate a se stesse”.

Più netto Mauro Storti della cooperativa il Girasole: “La situazione è critica perché gli arrivi continuano, i Cas sono sempre pieni e le disponibilità al limite. Difficile dire se si andrà verso le tendopoli, ma è certo che il sistema si regge su un filo di lana e non so qual è il punto di rottura. Nei Sai posti ce ne sono sicuramente, dal momento che non possono più entrare i richiedenti asilo. Oltretutto queste persone rimangono nei Cas per anni perché sia la questura che la commissione territoriale sono a corto di organico e hanno tempi lunghissimi per il rilascio dei permessi di soggiorno”. 

Ma se adesso è complicato trovare strutture per l’accoglienza, in un futuro molto prossimo la situazione è destinata a peggiorare, perché le gare per la loro gestione rischiano di andare deserte: “Al momento stiamo andando in continuità con i bandi precedenti, ma non sappiamo cosa accadrà in futuro. Gli ultimi capitolati vanno a togliere alcune figure professionali fondamentali come l’operatore legale. Abbiamo educatori, mediatori culturali, psicologi: senza loro non ha senso gestire qualcosa che è altro dall’accoglienza. E i centri rischiano di diventare ingestibili”. 

C’è poi un secondo aspetto tutt’altro che secondario, quello dei costi. “Le rette sono state abbassate, ma contemporaneamente dobbiamo fare i conti con il costo della vita che è aumentato - aggiunge Storti -  Invece nei bandi non c’è adeguamento su nessun tipo di servizio, è paradossale. Inoltre per le cooperative sociali a breve ci sarà un aumento legato al rinnovo del contratto nazionale, anche questo dovrebbe essere preso in considerazione”. 

Nel frattempo a Firenze è sempre alto lo scontro politico e sul tema, con l’avvicinarsi delle amministrative, difficile pensare a un allentamento della tensione. “Non si può vivere alla giornata - ha detto il sindaco Dario Nardella - Se manca un quadro chiaro da parte dello Stato il tema dell'immigrazione rimarrà sempre una vera emergenza sociale, e il mio timore è che il governo voglia tenerla così. Se l'immigrazione viene usata come spot elettorale continuerà a essere vissuta come un grande problema da tutti i nostri cittadini”. Dall’opposizione la Lega lo invita a “chiarirsi le idee”: “Se fino a ieri spalancavano le porte di Firenze indiscriminatamente, oggi ci ritroviamo a dover fare i conti con situazioni al limite, come successo pochi giorni fa a Rovezzano. Oggi, oltre a lamentarsi per l'immigrazione, fatto strano, il sindaco di Firenze dimentica di rivolgersi a Giani perché ancora non è stato condiviso lo stato di emergenza sulla gestione dell'immigrazione. Tengono al palo una Regione intera per questioni ideologiche e questi sono gli effetti. Il Partito Democratico, che governa Comune, Città Metropolitana e Regione, deve decidere cosa vuole fare da grande realizzando il Centro per i rimpatri”.

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